Parte1

Origini del Metodo

L’Approccio Circolare deve il suo nome ad una visione in cui, nell'ambito dei sistemi complessi che caratterizzano il mondo attuale (Ludwing von Bertalanffy, Norbert Wiener, Gregory Bateson e la Scuola di Palo Alto), tale approccio diventa portatore di una prospettiva che interpreta la realtà in funzione dell'interdipendenza tra tutte le singole parti. Il superamento di una visione lineare a favore di una lettura circolare propone il quadro di un contesto dove tutti gli elementi sono legati da un rapporto di connessione, dipendenti l'uno dall'altro. Come nel cerchio non esiste un punto d'inizio e uno di fine, così nell'approccio non si parla di sensi unici ma di movimenti continui caratterizzati da una responsabilità "circolare", dove ogni elemento influenza inevitabilmente gli altri e dal loro equilibrio dipende l'armonia generale (E. Sahtouris).

Parte2

Origini del Metodo

Famiglia, scuola, lavoro e società vengono vissuti come cerchi concentrici che si influenzano l’uno con l’altro (U. Bronfenbrenner). Divenirne consapevoli implica cominciare a sentire la necessità e l’urgenza dell’applicazione pratica di principi quali la collaborazione e il sostegno reciproco, secondo un rinnovato approccio umanistico che, pur prendendo ispirazione da personaggi quali A. Maslow, C. Rogers e R. May, mette oggi al centro non più la sfera della soggettività del singolo ma quella dell’intersoggettività fra i singoli, ed afferma che il pieno sviluppo del potenziale umano sia raggiungibile attraverso la gestione positiva della rete globale di relazioni circolari che costituscono e fondano il concetto stesso di "uomo".

Parte3

Le leggi dell'Interdipendenza

Kurt Lewin La molteplicità delle differenze, secondo l’Approccio Circolare, acquisiscono senso proprio in quanto parti di un "tutto", cioè di un unico "organismo". Le basi teoriche di questa metafora biologica si ritrovano nel lavoro di K. Lewin che concettualizza il gruppo come un unico fenomeno non come l'insieme di più fenomeni, una totalità dinamica in cui l'azione di ogni persona modifica sia le altre persone che il gruppo stesso - e viceversa: il comportamento del singolo risulta sempre dall’ interdipendenza fra fattori soggettivi (campo psicologico) e fattori socio-ambientali (campo sociale).

Parte41

Le leggi dell'Interdipendenza

Questo principio (interdipendenza) è stato ben sintetizzato da Lewin nella formula C = f (P, A,FG) in cui si mette in risalto che il comportamento (C) di un individuo è una funzione regolata da fattori interdipendenti costituiti dalla sua personalità (P), dall'ambiente (A) che lo circonda e dai fattori genetici(FG).

L’Approccio Circolare, riconoscendo il primato del gruppo nel divenire "base sicura" (J. Bowlby) per l’empowerment del singolo, si è focalizzato su come valorizzare e migliorare le relazioni fra i membri del "cerchio" e, quindi, la loro connessione psico-emotiva, proprio perchè, in una rete comunicativa circolare dove ogni tipo di comunicazione - verbale e non verbale - coinvolge ogni menbro del sistema, il benessere e l’efficienza del singolo aumentano nel divenire funzionali al successo dell’intero gruppo (Bales, Bavelas e Leavit).

Parte4

Neuroni Specchio

Neuroni SpecchioIn ambito scientifico la centralità del concetto di "connessione" è stata supportata da molti autori che, pur appartenendo ad amibiti di ricerca molto diversi tra loro, hanno raggiunto risultati e teorie comuni: autori come Bateson, Watzlawick e Mead, ad esempio, lo hanno utilizzato per teorizzare una nozione di mente inedita ed innovativa, non più collocabile in un singolo componente dell’organismo (scatola cranica, cervello, personalità, ecc.), bensì in una unità più ampia, una mente globale, strettamente "connessa" all’ambiente di cui fa parte (approccio ecologico-relazionale); mentre le recenti scoperte dei ricercatori di Parma circa i neuroni specchio (G. Rizzolatti, C. Sinigaglia) hanno dimostrato quanto il nostro sistema nervoso sia organizzato

Parte5

...le origini dell'Intersoggettivita'

per "agganciarsi" a quello degli altri portando così evidenze sulle basi fisiologiche della natura sociale della nostra specie e sulla centralità dei processi empatici quali precursori di ogni possibile intelligenza e sviluppo individuale, evidenze sottolineate anche a livello psicobiologico (N. Berardi, T. Pizzorusso), da esperimenti sulle incredibili competenze sociali che il neonato mostra fin dalla nascita (la preferenza per il volto, le proto-conversazioni, il sorriso endogeno a cui segue il sorriso sociale, il fenomeno dell’attenzione condivisa, ecc…), competenze geneticamente predisposte proprio per guidare il bambino nel suo attaccamento e quindi nel suo legame con l’adulto; mentre il vasto settore dell’Infanth Reserch, osservando in real time la relazione madre-bambino, ha ricostruito in 30 anni di ricerche le tappe di sviluppo dell’intersoggettività (C. Trevarthen, E.Z. Tronic, L. Sander, D. Stern, B. Beebe),

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...le origini dell'Intersoggettivita'


una dimensione raggiungibile gradualmente a partire dall’originario assetto diadico madre-bambino secondo un processo che l’individuo interiorizza nella relazione interpersonale (Vygotskij, J. Bruner) in quanto "la nostra vita mentale è frutto di co-creazione, di un dialogo continuo con le menti degli altri, che costituisce la matrice intersoggettiva" (D. Stern).

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Dal possesso allo scambio

A partire da una concettualizzazione della mente come strumento funzionale alla connessione con l’altro (L. Mecacci), quindi, lo scopo dello sviluppo individuale, secondo l’Approccio Circolare, diviene quello di aprire gradualmente la coscienza, inizialmente ristretta dai confini del "piccolo cerchio dell’IO" ("Io bambino") fino al "grande cerchio della famiglia globale", ("Io adulto"), capace di empatia olistica ed in grado di percepire e di dare senso al "mondo" attraverso il connettersi al "campo relazionale" che lo circonda. Tale sviluppo corretto di quello che è il nostro "istinto sociale" necessita di un nuovo approccio educativo e formativo affinchè tutti i nostri ambienti sociali (la famiglia, la scuola, il posto di lavoro, gli enti associativi ed istituzionali, ecc…) possano concretamente divenire agenti di trasformazione nel passaggio dal "possesso" dell’altro allo "scambio" con l’altro (R. Carli).

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...l'importanza dell'ambiente


Educare ed educarci, secondo l’Approccio Circolare, significa costruire intorno alla persona un ambiente che, mettendo al centro la connessione e l’interdipendenza fra gli individui che lo compongono, promuove automaticamente valori quali la responsabilità reciproca, la cooperazione, la visione multi-prospettica, il pensiero integrativo, l'atteggiamento aperto verso le differenze, la partecipazione comunitaria proattiva e partecipativa etc. che portano allo sviluppo spontaneo dell’attenzione al bene comune.

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...l'importanza dell'ambiente


Per questo la parte applicativa dell’Approccio Circolare viene completamente dedicata alla formazione dell’adulto che educa e si auto-educa attraverso iniziative realizzate secondo metodologie e tecniche adatte all’uomo contemporaneo: relazioni aperte, campus, corsi online, interventi di formazione nelle scuole, nelle aziende o presso associazioni interessate, Tavole Rotonde organizzate in collaborazione con le amministrazioni pubbliche e il costante impegno alla pubblicazione di materiale informativo.

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Bibliografia

Bales R.F., Social Interaction Systems: Theory and Measurement. Transaction, New Brunswick, N.J. 1999. Bateson G., Verso un’ecologia della mente, 1976 – Mente e Natura, 2008. Bavelas J.B., Personality: Current Theory and Research, Brooks/Cole Publishing Co, 1978 - Leavit H.J., "Managerial Psychology: An Introduction to Individuals, Pairs, and Groups in Organizations", University of Chicago Press, 1972. Beebe B., Infant Research e trattamento degli adulti, Cortina Raffaello, 2003. Berardi N., Pizzorusso T., La psicobiologia dello sviluppo, Laterza, 2007. Bion W., Esperienze nei gruppi, Armando Editore, 1971. Bowlby J., Una base sicura, Cortina Raffaello, 1989.

Parte7

Bibliografia

Bronfenbrenner U., Ecologia dello sviluppo umano, Mulino, 1996. Bruner J., Verso una teoria dell'istruzione, Armando Editore, 1995. Carli R., Analisi della domanda, Il Mulino, 2003. Lewin K., Principi di psicologia topologica, Organizzazioni speciali, 1961. Ludwing von Bertalanffy,Teoria generale dei sistemi, Mondadori, 2004. Maslow A., Motivazione e Personalita', Armando Editore, 2010 – Verso una psicologia dell’essere, Astrolabio Ubaldini Editore, 1971. May R., L’uomo alla ricerca di sè, Astrolabio Ubaldini Editore, 1983. Mecacci L., Psicologia moderna e postmoderna, Laterza, 1999. Rizzolatti G., Sinigaglia C., Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Cortina Raffaello, 2006. Rogers C., La terapia centrata sul cliente, Psycho, 2000. Sahtouris E., "The Biology of Globalization", Perspectives in Business and Social Change, 1998.

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Bibliografia

Sander L., "Toward a logic of organization in psycho-biological development". in K. Klar, L. Siever (a cura di), Biological Response Style: Clinical Implication. Monograph Series American Psychiatric Press, Washington, DC, pp. 20-36, 1995. Stern D., Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri, 1987. Trevarthen C., Empatia e biologia. Psicologia, cultura e neuroscienze, Castelli S., 1998. Tronick E.Z., Regolazione emotiva. Nello sviluppo e nel processo terapeutico, Cortina Raffaello, 2008. Vygotskij L., Pensiero e Linguaggio, Giunti Editore, 2002. Watzlawick P., La realtà inventata, Feltrinelli, 1974. Wiener N., Introduzione alla cibernetica, l’uso umano degli esseri umani, Bollati Boringhieri, 1966.


 

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