23 Febbraio 2082

“Nonno, nonno, mi avevi promesso di raccontare la storia di quando eri bambino, prima del Nuovo Mondo!” Andrea era corso in casa schiamazzando, lo seguivano gli amici del suo gruppo di studio educativo di base, era un gruppo di dieci ragazzi, e come loro anche gli adulti dopo il lavoro, nel tempo libero, studiavano in decine. Tutti studiavano! Le nuove generazioni, però, erano quelle dai risultati più sorprendenti. La natura svolgeva e compiva il suo corso evolutivo.

Il nonno abbozzò un sorriso dietro ai suoi saggi occhi e la barba bianca, sedette vicino al fuoco e i ragazzi ansiosi di ascoltarlo gli si strinsero attorno.

“Era il lontano 2020, ero un ragazzo un po’ più grande di voi quando tutto ebbe inizio. A quel tempo la terra era popolata da oltre sette miliardi di persone che consumavano più del necessario, il 90 per cento della produzione erano oggetti superflui, tutte le materie prime del pianeta venivano sfruttate, però, paradossalmente, buona parte della popolazione moriva di fame. La gente era separata in nazioni che parlavano lingue diverse, non si capivano tra loro.” I ragazzi si guardarono a vicenda silenziosi e increduli.

 “Racconta del virus, racconta del virus” squillò Andrea.

“Iniziò tutto nella nazione più popolosa della terra, un minuscolo virus faceva ammalare le persone. La paura paralizzò il mondo, tutti innalzavano barriere, il virus silenzioso e veloce non conosceva frontiere e passando da una nazione all’altra cominciò a uccidere la gente e a sconvolgere il vivere civile…”

Un sospiro spezzò il racconto del nonno, il suo volto si fece cupo “L’isolamento e la disperazione chiarirono l’importanza di preoccuparsi per gli altri, ma non fu abbastanza”

 Il nonno aveva smesso di parlare. Lo sguardo dei suoi genitori, portati via da quelle sagome in tuta bianca, ancora gli lacerava il cuore. I ricordi dei mesi successivi, della fame, della solitudine, del caos intorno a lui, gli gelarono il corpo. La sua vista si oscurò. Un dolore tremendo gli paralizzò il braccio e il respiro. La sua bocca si apriva, ma non riusciva ad emettere alcun suono.

I ragazzi istantaneamente, avvolgendo il nonno, si strinsero per mano in un cerchio. Avevano empatizzato il suo dolore. Erano una generazione nuova e speciale.

La loro medicina era la compassione e l’amore.

In gruppi di dieci studiavano garanzia reciproca e connessione primaria.  Nel Nuovo Mondo la responsabilità verso gli altri si applicava giornalmente con la propria decina, fossero bambini, adulti o anziani, nessuno ne era esente. Inizialmente era stata una prova obbligatoria per poter sopravvivere. Poi era diventata un’abitudine necessaria per imparare a vivere secondo le leggi della natura. 

I ragazzi immobili e in cerchio contemplavano l’anziano con grande concentrazione. Al nonno sembrò che una luce intensa e calda avvolgendolo lo sollevasse dalla sua posizione. Provò una serenità immensa, il dolore era sparito, aprì gli occhi e vide il sorriso dei ragazzi calmi e sicuri intorno a lui.Una rumorosa risata risuonò in quel cerchio, ritrovando la sua saggia ilarità il nonno commentò: “Ah ah ah, ai miei tempi questo lo avrebbero chiamato miracolo!”

Sandra Melle

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