Pietro fermo e immobile in giardino alza lo sguardo verso il canestro ed è come se lo vedesse per la prima volta. È passato molto tempo da quando ha tirato l’ultimo canestro.Ama giocare a basket. Da bambino dopo i primi passi e i primi calci al pallone, sono seguiti i primi tiri al canestro e da allora non ha più smesso. Gioca come titolare in una squadra, grande soddisfazione ad ogni partita.  Sono primi in classifica. Condivide questa passione con il padre e spesso la domenica pomeriggio lo sfida scherzosamente con il canestro del giardino di casa.
Frequenta il quarto anno di Liceo Scientifico a Indirizzo Sportivo. Gli piace studiare e ha un buon rendimento scolastico. Vuole diventare un giornalista sportivo.
Osservando il canestro, la sua mente ritorna indietro di qualche mese. Va a quella maledetta mattina. 

Da un po’ di tempo frequentava una nuova compagnia. Gli piaceva stare con loro a bere e a fumare, trascurando lo studio e gli allenamenti. Ultimamente aveva accumulato gravi insufficienze in quasi tutte le materie.
E quella mattina c’era in agguato qualcosa che avrebbe cambiato la sua vita.  Il professore aveva consegnato l’ultima verifica di matematica, e anche quella, era andata male. Pietro preso da un moto di rabbia era uscito fuori dalla classe senza permesso e uscendo aveva travolto Alberto, un compagno di classe, facendolo cadere a terra. La caduta aveva causato ad Alberto la lussazione della spalla destra.  
Subito era scattata la nota disciplinare e due giorni di sospensione.

Nei giorni seguenti la scuola viene chiusa per il lockdown, e a casa si sente come un leone in gabbia. Con i genitori è un braccio di ferro continuo, tra accuse e litigi. 
Riprende le lezioni tramite video chiamata.  Non riesce a guardare Alberto oltre il monitor. Il senso di colpa lo divora. Ha cercato di contattarlo, ma il telefono squillava senza risposta. I messaggi non venivano neanche visualizzati. Vorrebbe parlargli, chiedergli scusa. Ma ad ogni suo tentativo c’è soltanto il silenzio di una non risposta. 
Finito il lockdown non ha voglia di uscire e di incontrare gli amici. Passa le sue giornate in camera tra libri e playstation.  

Adesso fermo lì in giardino guarda il canestro e il pallone in un angolo, sembrano abbandonati a sé stessi, così come si sente anche lui. 
Improvvisamente il suono del campanello interrompe i suoi pensieri. 
Va alla porta e si trova davanti Alberto. Dopo un primo momento di smarrimento e sorpresa lo invita ad entrare in casa. Si guardano senza dire nulla. Improvvisamente Alberto si dirige verso il giardino, si avvicina al canestro e prende il pallone in mano. Guarda negli occhi Pietro e iniziando a palleggiare passa il pallone a Pietro. Comincia così uno scambio di palleggi. Dalla finestra il padre, che aveva seguito la scena, li raggiunge e tra sorrisi e incitazioni iniziano una sfida a tre. Il padre passa il pallone a Pietro che fa canestro. Nell’esultanza si abbracciano tutti e tre. Poi Alberto, preso il pallone, con sguardo di intesa lo passa a Pietro e gli dice “Dai Pietro ancora uno, fai ancora un altro canestro”. 

Rita Drago

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