L’Approccio Circolare afferma che educare ed educarci significa costruire intorno alla persona un ambiente basato su valori come cooperazione, visione multiprospettica, atteggiamento aperto verso le differenze e partecipazione comunitaria proattiva in grado di promuovere, attraverso l’esempio, l’esperienza della “sensazione” del legame con l’altro.

l’Approccio Circolare considera la mente come “mente gruppale” e, quindi, come strumento di relazione, e lo scopo dello sviluppo individuale diviene quello di aprire la coscienza, attualmente ristretta dai confini di un “piccolo IO” (o “io bambino”), ad una dimensione globale, un “grande IO” (o “io adulto”),

Questa realtà si evidenzia nelle scoperte dei ricercatori di Parma (Italia) sui neuroni specchio (G. Rizzolati, C. Sinigaglia), che hanno dimostrato come il nostro sistema nervoso sia organizzato per "aderire" a quello degli altri, evidenziando così la base fisiologica della natura sociale della nostra specie e la centralità dei processi empatici come precursori di ogni espressione dell'intelligenza e dello sviluppo individuale.

Seguendo questa linea, l’Approccio Circolare accoglie la visione pluralistica e co-costruttiva della teoria del “costruttivismo sociale”, secondo cui “nulla è reale, se non vi è accordo sociale sul fatto che lo sia” (Gergen), al fine di dare un senso evolutivo alla molteplicità delle differenze come elementi che concorrono alla definizione globale di un unico organismo che può connettere in sé tutti e quattro i livelli della natura attraverso un’interazione individuo-ambiente fondata sulla responsabilità reciproca.

L'Approccio Circolare si propone di interpretare e dare una risposta positiva alla realtà globalizzata del mondo attuale prendendo spunto da diverse teorie della fisica quantistica, cibernetica, comunicazione, psicologia sociale, apprendimento per imitazione e dalla Scuola di Palo Alto.