Ci è stato tolto un peso dal cuore, il colore è tornato nelle nostre vite, un nuovo spazio si è aperto davanti a noi. Uscire dalla quarantena ci riempie di gioia e tornare alla routine ci riempie di vita. C’è un principio però che si è sottratto al nostro radar, uno schema ripetitivo che viene ignorato: la società umana è un continuo passare da una crisi all’altra, da un contraccolpo della natura all’altro, da un guaio all’altro.

Quanto eravamo felici nei giorni precedenti al coronavirus? Molti di noi affrontavano difficoltà e problemi accettando dubbi e sfide, perché questa è la vita. “Contro la tua volontà sei nato, contro la tua volontà vivi e contro la tua volontà muori.” E così abbiamo cercato di vivere la vita o, quanto meno, abbiamo cercato di inserirci in questo mercato chiamato vita.

Da quando è apparso il coronavirus abbiamo sentito di appartenere ad un’unica umanità. Questa pandemia ci ha colpito come un fulmine a ciel sereno. Ha rivelato che siamo un unico corpo umano: la testa in America, le braccia in Italia e in Spagna, il corpo in Cina e le gambe in Russia e Siria. Non in questo ordine, ovviamente non c’è alcuna connessione diretta tra luogo ed organo del corpo. Questo è solo un esempio. Il principio è che il corpo umano assorbe le disgrazie una a una e si dimena dalla testa ai piedi.

Il Covid-19 ci ha ricordato che siamo un tutt’uno. Per un breve periodo abbiamo alzato la testa, sollevando gli occhi al cielo, ci siamo resi conto di avere un problema comune. Siamo tutti uguali. E questa è una testimonianza attendibile del fatto che la società va considerata come un unico corpo umano. Non c’è spazio per competizioni e gomitate: dobbiamo prenderci cura degli altri sostenendoci a vicenda, altrimenti condurremo la società fuori equilibrio. Questa è la nuova intuizione che permea il nostro corpo globale: la causa umana è imperfetta. L’uomo è il paziente e non è in grado di funzionare.

Con il ritorno alla routine, ci rendiamo conto sempre più di essere pazienti “umani”, realizziamo di non poter tornare alla routine di prima. Il filosofo greco Eraclito diceva: “Tutto scorre. Non puoi immergerti due volte nello stesso fiume. Non sarà lo stesso fiume né la stessa persona”. I cambiamenti continueranno ad esserci nel fiume e non si fermeranno. Quindi ci diventa chiaro quanto dipendiamo gli uni dagli altri e non solo attraverso i nostri corpi biologici collegati e contagiosi. Ci sono villaggi remoti che sono tagliati fuori dalla civiltà umana dove comunque sono stati scoperti malati di coronavirus. Viviamo in un unico sistema della natura e, nel momento in cui il corpo umano è stato infettato in un determinato posto, il sistema diffonde reazioni in luoghi diversi.

Se solo ascoltassimo la voce della natura, il messaggio che ci vuole trasmettere, potremmo riconoscere che, con la nostra stessa interdipendenza, determiniamo il futuro reciproco. L’intero universo è un sistema integrale, viviamo in un vasto spazio inanimato, al cui centro c’è la terra sulla quale si sviluppano la flora, la fauna e noi. 

Noi esseri umani, siamo proprio al centro dell’universo stesso, siamo un piccolo e significativo pulsante al centro della struttura della natura globale. Siamo noi che apportiamo le modifiche per noi stessi e per quelli che ci circondano.

Ecco perché dobbiamo riesaminare le nostre vite. Se è chiaro per noi che siamo un gruppo di creature che rispondono al nome di “essere umano”, dipendiamo l’uno dall’altro, allora dobbiamo cercare di costruire una società futura a beneficio di tutti. Neutralizzare la competitività che danneggia ciascuno di noi, piccolo o grande, povero o ricco, e finirà per danneggiare i nostri discendenti e le generazioni a venire.

L’ego è insito in noi, il desiderio di controllare e la spinta di dominare, ma possiamo anche strutturarci come organismo forte e aiutare gli altri a superare le proprie passioni malvagie. Dovremo costruire un’atmosfera positiva che porti l’ego in una nuova relazione, libero dalla menzogna e dall’odio, dal disprezzo e dalla corruzione.

Cerchiamo di sognare una tale realtà e iniziamo a muoverci verso di essa: il sogno diventerà realtà. Perché non torneremo più alla routine precedente, stiamo entrando in una nuova era. Anche se provassimo con forza a tornare indietro, non potremmo agire diversamente: danneggeremmo solo noi stessi. Molte aziende continueranno a sostenere di essere in perdita perché non hanno ricevuto fondi, molte società collasseranno e si accumuleranno molti debiti: non abbiamo capitale né la miracolosa capacità di ricostruzione, ma non ce n’è bisogno. Se proveremo ad agire contro i dettami della natura, saremo trascinati solo nei conflitti e passeremo da una lotta all’altra, da una situazione all’altra, finché non avremo imparato.

Non abbiamo scelta, dobbiamo andare avanti. Imparare e svilupparci secondo un nuovo sistema educativo e secondo leggi che adotteremo e accetteremo. Essere costantemente in dibattito sociale, in discorsi costruttivi e rinnovate regolamentazioni in merito al carattere delle relazioni tra di noi. Non temere di riflettere su ogni attività ed evento: la cosa principale è misurare tutto in relazione alla connessione umana tra noi. La natura è integrale allora anche noi come società dobbiamo esserlo e, se non lo saremo, dovremo cambiare prima possibile.
Il nostro nuovo obiettivo comune deve essere quello di diventare una figura umana integrale. In questa nuova figura andremo ad agire sul corona virus che ci ha intrappolati cercando di fare del nostro meglio per migliorarla.