Mi chiamo Mattia e ho quasi sei anni. Il mio cibo preferito è la cioccolata. Mangerei solo quella e le penne con la besciamella. Faccio homeschooling. In italiano non mi ricordo come si dice, ma però vuol dire che non vado a scuola e imparo a casa con la mia mamma e il mio babbo. Mia sorella mi insegna la chitarra, però a me piace di più il violino. Ho una maestra di violino che ci sa stare con noi bambini. Quando mi butto sul pavimento non si arrabbia. Secondo me lo ha capito che mi vergogno di suonare. Scusa eh!? Avete mai provato a fare qualcosa che non vi riesce? Io non mi diverto per niente. Preferisco fare solo le cose che mi vengono bene subito, ecco. 

Da Elisa ci vado il martedì. Anzi, ci andavo il martedì. Ora non si può più. Tutto è diverso. 
La mamma mi ha detto che non si può neanche andare all’orto. Perché no? C’è un campo grande, grande dove piantiamo le insalate o i piselli. Che male facciamo? E’ un’ingiustizia. Mi è entrata la tristezza nel corpo e mi sono messo a piangere. Non riuscivo più a smettere. 

Il problema è che io proprio non ci so stare fermo al chiuso. Come si fa a spiegarlo ai grandi? Per loro è facile dire che dobbiamo stare in casa. Ma diventa tutto un no: non si può saltare sul divano, non si può correre per le scale, non si può giocare alla lotta, non si può urlare. Una roba impossibile.

E i grandi cosa fanno chiusi in casa? Non so da voi ma qua ci sono un sacco di urla. Poi dicono a me. Sapete quando urlano di più? Quando guardo la TV e così non sento cosa dice Hiccup a Sdendato e finisce che mi arrabbio anch’io. Così tutti se la prendono con me. Specialmente mia sorella. Mi fa accendere un fuoco dentro talmente grosso che vorrei poterlo sputare fuori come fanno i draghi nel cartone.A volte mi chiedo perché sono nato in questa famiglia. Li odio tutti! Mi rinchiudo in camera mia e non voglio vedere più nessuno.

È successo anche ieri. Però, poi, al mio babbo è venuta la febbre. 
Un macigno mi è cascato addosso perché gli avevo gridato dietro tante parole brutte. Volevo abbracciarlo per chiedergli scusa, ma la mamma ha detto che non si poteva. Si è messo in salotto e sta da solo. Ho provato ad entrare di nascosto, ma Altea se ne è accorta e si è arrabbiata. Gli volevo chiedere: “ma che vuol dire che hai la febbre? Dovrai andare in ospedale anche te? A me fa paura che vai in ospedale. E poi non puoi andarci perché fra pochi giorni è il mio compleanno”.

Lui dice sempre che noi siamo dei supereroi. Ma io non so che fare per aiutarlo. 
Forse si potrebbe giocare alla giostra tutti insieme.

Sapete cos’è una giostra? È quando ci mettiamo seduti insieme e ci facciamo i complimenti a turno. Poi qualcuno fa una domanda e tutti rispondono. Si possono fare le domande che ci pare, però si può parlare solo quando si ha in mano un oggetto che ci passiamo. L’ho inventato io il nome giostra, perché a parlare così mi veniva in mente quando si gira-gira-gira sopra le giostre. Con l’aiuto della mamma ho inventato anche una canzoncina per ricordarci le regole. Poi ve la canto, se volete.Per fortuna mi hanno ascoltato. Ci siamo seduti vicino al salotto. Dopo i complimenti io ho chiesto: “Ho visto un video con i delfini nei porti e i cigni nei canali di Venezia. Ma secondo voi, quando il virus non ci sarà più, ricominceremo a inquinare?”

A me piace fare questo gioco. Vedi. Abbiamo smesso tutti di urlare e io mi sento meglio, ma non solo io, stiamo tutti meglio. Dopo esserci fatti i complimenti si ride insieme. Secondo me è sicuro che così guarisce prima anche il babbo. 

Adesso posso guardare Dragon Trainer un po’ più tranquillo. Domani andrà meglio e potremo pensare al mio dolce. Di cioccolata, naturalmente.

Simona Giannecchini

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