L’Approccio Circolare è stato elaborato da NOI – Nessun Ostacolo Insieme – nel 2011 per facilitare il passaggio dal paradigma individualista a quello integrale .

E’ un approccio essenzialmente esperienziale che prevede l’utilizzo integrato di vari strumenti:

  • Cerchi di connessione, ovvero workshop tematici focalizzati sulla costruzione di un pensiero e di un sentire collettivo rispetto al tema d’interesse;
  • Tavola rotonda, un sistema avanzato di problem solving;
  • Giochi di connessione , attività che generano un’atmosfera accogliente e informale;
  • Discussione circolare, che segue i giochi di connessione o i momenti di studio condiviso (debriefing).

Tutte queste tipologie di lavoro sono state ampiamente convalidate a livello scientifico/pedagogico e risultano efficaci nel favorire un contatto interpersonale positivo nonché un ambiente partecipativo, collaborativo e solidale.

Peculiarità dell’Approccio Circolare è mettere al centro del processo il principio di connessione, per cui il singolo sviluppa nuove abilità e competenze proprio quando si focalizza nel mantenere una relazione positiva con l’altro. 

Questo equilibrio viene favorito dalle sollecitazioni effettuate dal moderatore e costruite su due livelli: quello emotivo-sensoriale (che effetto mi fa) e quello cognitivo (riflessione sull’esperienza, propria e altrui).

L’influenza del gruppo sull’individuo e i principi legati al modeling forniscono la spiegazione teorica di come la connessione attivi nei partecipanti un processo di auto-osservazione ed auto-educazione.

La psicologia ha ampiamente chiarito che solo ciò che è frutto dell’esperienza può produrre cambiamento. L’efficacia delle attività è valutata, quindi, in base alla misura con cui si favoriscono dinamiche di cooperazione piuttosto che di competizione.

Applicando abitualmente questa modalità comunicativa e relazionale si potenziano nel tempo tutte le importanti Life Skills definite dall’ONU nel 1993 e la cosiddetta lintelligenza collettiva

Cornice teorica dell’Approccio Circolare

L’approccio circolare è una metodologia per lo sviluppo dell’individuo che oltre a trovare conferme di validità nelle vicende della storia dell’uomo (basti pensare al salto evolutivo che gli individui hanno fatto riunendosi in comunità organizzate), trova il suo fondamento nell’evoluzione del pensiero scientifico e nelle teorie che ha prodotto. 

La scienza classica nelle sue varie discipline (chimica, biologia, psicologia, scienze sociali etc.), prevedeva nel suo approccio metodologico di  isolare  gli elementi dell’universo osservato (cellule, composti chimici, individui ), supponendo che, mettendoli nuovamente insieme, da un punto di vista concettuale o sperimentale, si possano ottenere informazioni anche sul complesso sistema che le mette in qualche modo in relazione. Nelle conclusioni della fisica classica, meccanicista, gli eventi fisici sono diretti verso stati di massima probabilità, le leggi fisiche sono pertanto “leggi del disordine”, cioè il risultato di eventi disordinati .

In estrema sintesi, la fisica classica ha dato per scontato due principi fondamentali:

  1. gli eventi accadono in uno spazio che li contiene in un istante di tempo che fluisce indipendentemente; 
  2. il nostro osservare non disturba lo svolgersi degli eventi. 

Ma alla fine dell’800 entrambe le ipotesi si sono rivelate sbagliate, e in particolare la relazione di Heisenberg (principio di indeterminazione) e la meccanica dei quanti, hanno posto fine al determinismo Newtoniano per cui era sufficiente conoscere posizione e velocità di un corpo per poter calcolare con le leggi della fisica tutti i suoi stati presenti e futuri.

La conclusione di quel complesso di teorie è che lo stato di un sistema non si può determinare in modo univoco e l’indagine non coinvolge più una particella isolata ma la sua  organizzazione, cioè le interazioni dinamiche tra la particella in una sua qualche configurazione con le altre, nel momento in cui vengono osservate.

Uno degli aspetti più interessanti e innovativi della fisica quantistica è quella che viene definita caratteristica di “non-località” o entanglement (correlazione). Tutte le particelle che costituiscono la materia, continuano a scambiarsi informazioni e influenzarsi tra loro istantaneamente e continuamente, qualsiasi sia la distanza che le separa. La formulazione matematica della non-località si deve a Erwin Schrodinger, che arrivò alla conclusione che la non-località dovesse essere fondamentale premessa a qualsiasi tipo di indagine. 

Prova sperimentale dell’entanglement è stata fornita dagli esperimenti di Alain Aspect e il suo staff, nel 1982. L’esperimento del fisico consisteva nel separare due fotoni di un atomo e dimostrare che, qualunque fosse la loro distanza, la posizione dell’uno influenzava quella dell’altro, cioè i due fotoni continuavano a “comunicare” tra loro proprio come quando erano nell’atomo. La conclusione fondamentale a cui arriva la fisica quantistica e che costringe ad un cambio di modello di interpretazione dei fenomeni (compresi noi stessi) è che le particelle di cui è costituita la materia, sebbene vengano descritte come piccolissime quantità di materia, in realtà nel loro comportamento assomigliano più a pacchetti di onde che trasferiscono energia dall’una all’altra .

Le conclusioni della fisica quantistica per le particelle subatomiche hanno influenzato tutti gli altri campi scientifici, compreso quello delle scienze sociali a prescindere dall’oggetto di studio, sia  che fosse  un corpo inanimato,  un organismo vivente o  un fenomeno sociale e hanno condizionato, in maniera più o meno evidente il modo di analizzare ed interpretare i fenomeni,   passando dallo studio di particelle allo studio del campo, cioè del loro sistema di connessione.

L’indipendenza degli studi che nelle varie discipline ha condotto ad una metodologia basata sull’analisi sistemica dei fenomeni osservati,  ha indotto un nuovo modo di pensare basato sul fatto che esistono leggi generali dei sistemi che sono applicabili a  prescindere dalle proprietà particolari dei sistemi stessi.

Le scienze sociali sono nella logica della scienza moderna scienze dei sistemi sociali di cui l’Approccio Circolare può essere considerato uno degli strumenti operativi. 

Infatti pur derivando le metodologie da personaggi quali A. Maslow , C. Rogers  e R. May , le applica riportando al centro non più la sfera della soggettività del singolo ma quella dell’intersoggettività e della rete globale di relazioni che costituiscono e fondano il concetto stesso di “uomo”.

L’Approccio Circolare accoglie, inoltre, la visione pluralistica e co-costruttiva della psicologia postmoderna secondo cui “nulla è reale, se non vi è accordo sociale sul fatto che lo sia” (Gergen, La costruzione sociale come dialogo, 2005) al fine di dare un senso evolutivo alla molteplicità delle differenze come elementi che concorrono alla definizione globale di un unico organismo che può connettere in sé tutti e quattro i livelli della natura attraverso un’interazione individuo-ambiente fondata sulla responsabilità reciproca.

Viene accolta anche la visione cibernetica che, con la teoria generale dei sistemi argomentata in primis dal grande epistemologo G. Bateson, indica il profondo legame che c’è tra la costruzione del mondo mentale dell’individuo e la matrice gruppale di appartenenza. Bateson è, infatti, portatore di una nozione di mente, inedita e innovativa, che oltrepassa il tradizionale dualismo cartesiano e non è collocabile in alcuna singola componente dell’organismo (scatola cranica, cervello, personalità, ecc.), ma in un’unità più ampia strettamente connessa all’ambiente (approccio ecologico-relazionale). 

Per questo, l’approccio circolare considera la mente come “mente gruppale” e, quindi, come strumento di relazione e lo scopo dello sviluppo individuale diviene quello di aprire la coscienza, attualmente ristretta dai confini di un “piccolo IO” (o “io bambino”), ad una dimensione globale, (un “grande IO” o “io adulto”), capace di empatia integrale e in grado di percepire il “mondo” attraverso la connessione al “campo relazionale”. Questo è caratterizzato e determinato dal principio dell’interdipendenza, ben sintetizzato da K. Lewin nella formula C = f (P, A,FG) in cui si mette in risalto che il comportamento (C) di un individuo è una funzione regolata da fattori interdipendenti costituiti dalla sua personalità (P), dall’ambiente (A) che lo circonda e dai fattori genetici(FG).

Lo sviluppo corretto di quello che è il nostro “istinto sociale” diviene naturalmente possibile solo nella dimensione “gruppale” dell’esperienza, come ci dimostrano anche le recenti scoperte dei ricercatori di Parma circa i neuroni specchio , una dimensione raggiungibile gradualmente (dall’originario assetto diadico madre-bambino, al “gruppo-famiglia” fino all’intero “gruppo -umanità”), secondo un processo che l’individuo non può gestire da solo. Educare ed educarci, infatti, significa costruire intorno alla persona un ambiente basato su valori come cooperazione, visione multiprospettica, atteggiamento aperto verso le differenze e partecipazione comunitaria proattiva in grado di promuovere, attraverso l’esempio, l’esperienza della “sensazione” del legame con l’altro che porta allo sviluppo spontaneo della responsabilità reciproca verso il bene comune.

BIBLIOGRAFIA

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  • Montessori M., Educazione per un mondo nuovo, Garzanti Libri, 2018
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  • Vygotskij Lev S., Pensiero e Linguaggio, Giunti, 2007

paradigma individualista: atteggiamento per cui ciascuno antepone i propri bisogni ed i propri interessi a quelli dell’altro

integrale : presa di coscienza del fatto che il bene personale non può prescindere da quello collettivo

Giochi di connessione: un insieme di attività formative, variamente definite come team game, team experience, team wellbeing (ludiche, esperienziali o di benessere)

modeling: processo di apprendimento che si attiva quando il comportamento di un individuo che osserva si modifica in funzione del comportamento di un altro individuo che ha la funzione di modello. Quindi il comportamento è il risultato di un processo di acquisizione delle informazioni provenienti da altri individui

Life Skills

  • 1. Gestione di sé
  • 2. Gestione delle emozioni
  • 3. Gestione dello stress
  • 4. Empatia
  • 5. Creatività
  • 6. Senso critico
  • 7. Capacità di prendere buone decisioni
  • 8. Capacità di risolvere i problemi
  • 9. Comunicazione efficace 10. Relazioni efficaci

intelligenza collettiva: Il concetto di intelligenza collettiva è stato proposto dal filosofo francese Pierre Levy nei primi anni ’90 del secolo scorso. E’ un tipo di intelligenza basata sulla cooperazione di una comunità di individui, in grado di risolvere i problemi superando i limiti della cognizione individuale.Un nuovo studio effettuato dal MIT, dalla Carnegie Mellon University* e dai ricercatori dell’Union College, ha fornito evidenze a favore di questo importante fenomeno.