L’Approccio Circolare è stato elaborato da NOI – Nessun Ostacolo Insieme – nel 2011 per facilitare il paradigma individualista a quello integrale: dall’atteggiamento, innato nell’essere umano, di anteporre i propri bisogni ed i propri interessi a quelli dell’altro, alla presa di coscienza del fatto che il bene personale non può prescindere da quello collettivo.

Cambiamento da Interessi Personali Competitivi 

a Interessi Collettivi Cooperativi

E’ un approccio essenzialmente esperienziale che prevede l’utilizzo integrato di vari strumenti:


  • Cerchi di connessione, ovvero workshop tematici focalizzati sulla costruzione di un pensiero e di un sentire collettivo rispetto al tema d’interesse;
  • Tavola rotonda, un sistema avanzato di problem solving;
  • Giochi di connessione , attività che generano un’atmosfera accogliente e informale, variamente definite come team game, team experience, team wellbeing (ludiche, esperienziali o di benessere)
  • Discussione circolare, che segue i giochi di connessione o i momenti di studio condiviso (debriefing).

Tutte queste tipologie di lavoro sono state ampiamente convalidate a livello scientifico/pedagogico e risultano efficaci nel favorire un contatto interpersonale positivo nonché un ambiente partecipativo, collaborativo e solidale.

Cornice teorica dell’Approccio Circolare

La peculiarità dell’Approccio Circolare è mettere al centro del processo il principio di connessione, per cui il singolo individuo sviluppa nuove abilità e competenze proprio quando si focalizza nel mantenere una relazione positiva con l’altro.

Questo equilibrio viene favorito dalle sollecitazioni effettuate dal moderatore e costruite su due livelli: quello emotivo-sensoriale (che effetto mi fa) e quello cognitivo (riflessione sull’esperienza, propria e altrui).

L’influenza del gruppo sull’individuo e i principi legati al “Modeling” (apprendimento per imitazione) forniscono la spiegazione teorica di come la connessione attivi nei partecipanti un atteggiamento di auto-osservazione ed auto-educazione.

In questo modo si innesca un processo di apprendimento dinamico in cui il comportamento dell’osservatore cambia a seconda del comportamento di un altro individuo che ha la funzione di “modellatore”. 

In altre parole: l’influenza positiva del gruppo è fondamentale per l’apprendimento.

Quindi l’efficacia delle attività nell’Approccio Circolare è valutata in base alla misura in cui si favoriscono dinamiche di cooperazione piuttosto che di competizione.

Applicando abitualmente questa modalità comunicativa e relazionale si potenziano nel tempo tutte le importanti “Life Skills” definite dall’ONU nel 1993:

  • 1. Gestione di sé
  • 2. Gestione delle emozioni
  • 3. Gestione dello stress
  • 4. Empatia
  • 5. Creatività
  • 6. Senso critico
  • 7. Capacità di prendere buone decisioni
  • 8. Capacità di risolvere i problemi
  • 9. Comunicazione efficace 
  • 10. Relazioni efficaci

Allo stesso modo, si rafforzano i processi dell’”Intelligenza Collettiva”, concetto creato dal filosofo francese Pierre Levy alla fine del XX secolo, per spiegare come la cooperazione in una comunità di individui, permette loro di risolvere i problemi superando i limiti della cognizione individuale.

Le origini dell’approccio circolare

L’Approccio Circolare si propone di interpretare e dare una risposta positiva alla realtà globalizzata del mondo attuale prendendo spunto da diverse teorie della fisica quantistica, cibernetica, comunicazione, psicologia sociale, apprendimento per imitazione e dalla Scuola di Palo Alto.

Questo approccio deve il suo nome a una visione che ha origine nei complessi sistemi che caratterizzano il mondo di oggi (Ludwig von Bertalannfy, Norbert Wiener, Gregory Bateson e la Scuola di Palo Alto) e offre un’interpretazione della realtà basata sull’interdipendenza tra le parti.

Andando oltre la visione lineare della realtà, a favore di una lettura circolare, si arriva a un contesto in cui tutti gli elementi sono uniti da un rapporto di connessione: sono dipendenti gli uni dagli altri.

Così come non esiste un punto di partenza e di arrivo nel cerchio, l’Approccio Circolare non parla di singole direzioni, ma di movimenti continui, caratterizzati da una “responsabilità circolare”

Ogni elemento influenza inevitabilmente gli altri, e l’armonia generale dipende dal suo equilibrio (E. Sahtouris).

Famiglia, educazione, lavoro e società vivono come cerchi concentrici che si influenzano a vicenda (U. Bronfenbrenner). 

Essere consapevoli di questo implica la necessità e l’urgenza di mettere in pratica principi come la collaborazione e il sostegno reciproco.

L’Approccio Circolare può essere considerato come uno strumento operativo delle moderne scienze sociali.

Questo nuovo approccio umanistico, sebbene ispirato alle teorie di A. Maslow, C. Rogers e R. May, non mette più al centro dell’attenzione la soggettività dell’individuo, ma l’intersoggettività tra gli individui. E afferma che il pieno sviluppo umano può essere raggiunto attraverso una gestione positiva della rete globale di relazioni circolari che

costituiscono e fondano il concetto stesso di “uomo”.

Le leggi dell’interdipendenza

Dal principio del XX secolo e in particolare dalla relazione di Heisenberg (principio di indeterminazione) e lo studio della meccanica dei quanti, è avvenuta una sorta di rivoluzione nella visione della fisica classica che ha posto fine al determinismo Newtoniano per cui era sufficiente conoscere posizione e velocità di un corpo per poter calcolare tutti i suoi stati presenti e futuri.

La conclusione delle nuove teorie della fisica quantistica è che lo stato di un sistema non si può determinare in modo univoco e l’indagine non coinvolge più una particella isolata ma la sua  organizzazione, cioè le interazioni dinamiche tra la particella in una sua qualche configurazione con le altre, nel momento in cui vengono osservate.

Uno degli aspetti più interessanti e innovativi della fisica quantistica è quella che viene definita caratteristica di “non-località” o entanglement (correlazione). Tutte le particelle che costituiscono la materia, continuano a scambiarsi informazioni e influenzarsi tra loro istantaneamente e continuamente, qualsiasi sia la distanza che le separa. La formulazione matematica della non-località si deve a Erwin Schrodinger, che arrivò alla conclusione che la non-località dovesse essere fondamentale premessa a qualsiasi tipo di indagine. 

Prova sperimentale dell’entanglement è stata fornita dagli esperimenti di Alain Aspect e il suo staff, nel 1982. 

Le conclusioni della fisica quantistica per le particelle subatomiche hanno influenzato tutti gli altri campi scientifici, compreso quello delle scienze sociali a prescindere dall’oggetto di studio, sia  che fosse  un corpo inanimato,  un organismo vivente o  un fenomeno sociale e hanno condizionato, in maniera più o meno evidente il modo di analizzare ed interpretare i fenomeni, passando dallo studio di particelle allo studio del campo, cioè del loro sistema di connessione.

L’indipendenza degli studi che nelle varie discipline ha condotto ad una metodologia basata sull’analisi sistemica dei fenomeni osservati,  ha indotto un nuovo modo di pensare basato sul fatto che esistono leggi generali dei sistemi che sono applicabili a  prescindere dalle proprietà particolari dei sistemi stessi.

Utilizzando un metáfora ispirata dalla biologia, secondo l’Approccio Circolare, le molteplici differenze hanno senso come parti di un “tutto”, cioè parti di un singolo “organismo”.

Nell’ambito della psicologia sociale la base teorica di questa analogia biologica si trova nel lavoro di K. Lewin, che concettualizza il gruppo come un singolo fenomeno e non come un insieme di più fenomeni: una totalità dinamica in cui l’azione di ciascuno modifica sia le altre persone che il gruppo stesso. 

E viceversa: il comportamento dell’individuo è sempre il risultato dell’interdipendenza tra fattori soggettivi (area psicologica) e socio-ambientali (area sociale).

Il principio di interdipendenza è stato ben sintetizzato da Lewin nella formula C = f (P,A, FG) in cui si sottolinea che il comportamento di un individuo è una funzione regolata da fattori interdipendenti costituiti dalla sua personalità (P), dall’ambiente che lo circonda (A) e dai fattori genetici (FG).

Seguendo questa linea, l’Approccio Circolare accoglie la visione pluralistica e co-costruttiva della teoria del “costruttivismo sociale”, secondo cui “nulla è reale, se non vi è accordo sociale sul fatto che lo sia” (Gergen), al fine di dare un senso evolutivo alla molteplicità delle differenze come elementi che concorrono alla definizione globale di un unico organismo che può connettere in sé tutti e quattro i livelli della natura attraverso un’interazione individuo-ambiente fondata sulla responsabilità reciproca.

Inoltre l’Approccio Circolare, riconoscendo l’importanza del gruppo come “base sicura” (J. Bowlby) per l’empowerment dell’individuo, si concentra su come valorizzare e migliorare le relazioni tra i membri del cerchio e la loro connessione psico-emotiva.

In una rete di comunicazione circolare in cui ogni tipo di comunicazione – verbale e non verbale – coinvolge tutti i membri del sistema, il benessere e l’efficienza dell’individuo aumenta e diventa funzionale al successo del gruppo nel suo complesso (Bales, Bavelas e Leavit).

Neuroni specchio

Sul piano scientifico, il concetto di connessione è stato affrontato da molti autori che, pur appartenendo a diversi campi di ricerca, hanno raggiunto risultati e teorie condivise.

Autori come Bateson, Watzlawick e Mead, per esempio, lo hanno utilizzato per teorizzare una nozione di mente inedita e innovativa, che oltrepassa il tradizionale dualismo cartesiano e non è collocabile in alcuna singola componente dell’organismo (scatola cranica, cervello, personalità, ecc.), ma in un’unità più ampia strettamente connessa all’ambiente (approccio ecologico-relazionale). 

Lo sviluppo corretto di quello che è il nostro “istinto sociale” diviene naturalmente possibile solo nella dimensione “gruppale” dell’esperienza. Questa realtà si evidenzia nelle scoperte dei ricercatori di Parma (Italia) sui neuroni specchio (G. Rizzolatti, C. Sinigaglia), che hanno dimostrato come il nostro sistema nervoso sia organizzato per “aderire” a quello degli altri, evidenziando così la base fisiologica della natura sociale della nostra specie e la centralità dei processi empatici come precursori di ogni espressione dell’intelligenza e dello sviluppo individuale.

Le origini dell’intersoggettività

Queste idee sono state ugualmente evidenziate nel campo psicobiologico (N. Berardi, T.

Pizzorusso) attraverso esperimenti sulle sorprendenti competenze sociali che il neonato mostra già alla nascita: preferenza per i volti, protoconversazioni, il sorriso endogeno seguito dal sorriso sociale, il fenomeno dell’attenzione condivisa. 

Queste competenze sono geneticamente predisposte per guidare il bambino nel suo processo di attaccamento e di relazione con l’adulto.

A loro volta, le ricerche sullo sviluppo del bambino, osservando in tempo reale il rapporto tra madre e figlio durante 30 anni, hanno ricostruito le fasi evolutive dell’intersoggettività (C. Trevarthen, E.Z. Tronic, L. Sander, D. Stern, B. Beebe), dimensione che viene gradualmente raggiunta dalla diade madre-figlio seguendo un processo che l’individuo interiorizza nella relazione interpersonale. (Vygotskij, J. Bruner).

In questo modo possiamo affermare che: la nostra vita mentale è il frutto di una co-creazione, di un continuo dialogo con la mente degli altri, che costituiscono la matrice intersoggettiva (D. Stern).

Dal possesso allo scambio

Poiché la mente è uno strumento funzionale in connessione con l’altro (L. Mecacci), l’Approccio Circolare considera la mente come “mente gruppale” e, quindi, come strumento di relazione, e lo scopo dello sviluppo individuale diviene quello di aprire la coscienza, attualmente ristretta dai confini di un “piccolo IO” (o “io bambino”), ad una dimensione globale, un “grande IO” (o “io adulto”), capace di empatia integrale e in grado di percepire il “mondo” attraverso la connessione al “campo relazionale” che lo circonda.

Questo sviluppo di quello che è il nostro “istinto sociale” ha bisogno di un nuovo approccio educativo e informativo affinché tutti i nostri ambienti sociali (famiglia, scuola, lavoro, associazioni, istituzioni, ecc…) possano diventare agenti di trasformazione nel passaggio dal “possesso” dell’altro allo “scambio” con l’altro (R. Carli)

L’importanza dell’ambiente

L’Approccio Circolare afferma che educare ed educarci significa costruire intorno alla persona un ambiente basato su valori come cooperazione, visione multiprospettica, atteggiamento aperto verso le differenze e partecipazione comunitaria proattiva in grado di promuovere, attraverso l’esempio, l’esperienza della “sensazione” del legame con l’altro. 

Tutti questi elementi portano allo sviluppo spontaneo della responsabilità reciproca verso il bene comune.

Per questo motivo, la parte pratica dell’approccio circolare, è interamente dedicata alla formazione dell’adulto che educa gli altri ed educa se stesso attraverso attività che seguono tecniche adattate all’essere umano contemporaneo.

BIBLIOGRAFIA

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  • Bateson G., Mente e Natura, Adelphi, 2008
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  • Bruner J., La mente a più dimensioni, Laterza, 1986
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  • Heisenberg W.  K.,Fisica e filosofia, traduzione di Giulio Gignoli, Collana La Cultura, Milano, Il Saggiatore, 1961
  • Heisenberg W. , Schrödinger E, Born M. , Discussione sulla fisica moderna, Ed. Bollati Boringhieri, 1980
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  • Lewin K., Principi di psicologia topologica, OS, 1970
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  • Maslow A., Verso una psicologia dell’essere, Astrolabio Ubaldini, 1962
  • Mecacci L., Psicologia moderna e postmoderna, Laterza, 1999
  • Montessori M., Come educare il potenziale umano, Garzanti Libri, 2018
  • Montessori M., Educazione per un mondo nuovo, Garzanti Libri, 2018
  • Rizzolatti G., Sinigaglia C., So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Cortina Raffaello, 2006
  • Rogers C., La terapia centrata sul cliente, Giunti Editore, 2013
  • Rollo M.., L’uomo alla ricerca di sé, Astrolabio, 1983
  • Sahtouris E., The Biology of Globalization, 1998
  • Vygotskij Lev S., Pensiero e Linguaggio, Giunti, 2007

paradigma individualista: atteggiamento per cui ciascuno antepone i propri bisogni ed i propri interessi a quelli dell’altro

integrale : presa di coscienza del fatto che il bene personale non può prescindere da quello collettivo

Giochi di connessione: un insieme di attività formative, variamente definite come team game, team experience, team wellbeing (ludiche, esperienziali o di benessere)

modeling: processo di apprendimento che si attiva quando il comportamento di un individuo che osserva si modifica in funzione del comportamento di un altro individuo che ha la funzione di modello. Quindi il comportamento è il risultato di un processo di acquisizione delle informazioni provenienti da altri individui

Life Skills

  • 1. Gestione di sé
  • 2. Gestione delle emozioni
  • 3. Gestione dello stress
  • 4. Empatia
  • 5. Creatività
  • 6. Senso critico
  • 7. Capacità di prendere buone decisioni
  • 8. Capacità di risolvere i problemi
  • 9. Comunicazione efficace 10. Relazioni efficaci

intelligenza collettiva: Il concetto di intelligenza collettiva è stato proposto dal filosofo francese Pierre Levy nei primi anni ’90 del secolo scorso. E’ un tipo di intelligenza basata sulla cooperazione di una comunità di individui, in grado di risolvere i problemi superando i limiti della cognizione individuale.Un nuovo studio effettuato dal MIT, dalla Carnegie Mellon University* e dai ricercatori dell’Union College, ha fornito evidenze a favore di questo importante fenomeno.