Eleonora si rilassa sotto la doccia. I suoi ragazzi sono a scuola. Canta.  L’acqua calda scorre piacevole sulla pelle.

Un passo di rumba e scivola sulla schiuma. Batte la testa. 

“Ematoma sul lato destro della fronte e una distorsione al polso”, dichiara il medico. “Poteva andarmi peggio”, pensa. Una polsiera e ghiaccio per qualche giorno saranno sufficienti. Guarda l’orologio.

Decide di andare a comprare due uova fresche dalla contadina. I grappoli d’uva pendono acerbi sotto i tendoni. Splendide le macchie di rossi papaveri qua e là tra il verde dell’erba e il marrone della terra. Pensieri nascono e muoiono in lei con la stessa velocità dei suoi passi. 

Citofona. Il lungo cancello automatico comincia a scorrere. Eleonora non ha tempo da perdere. Ha un piede dentro ma nella fretta non si rende conto di una barra di ferro posta orizzontalmente ad altezza della testa. Caaazzo. La parolaccia le esce fuori con la stessa velocità con cui monta il dolore. La palpebra comincia a colorarsi di violetto e a gonfiarsi fino a ricoprire quasi del tutto l’occhio. Sembra un mostro. 

“Signora, chi è il criminale che l’ha messo lì?” grida, indicando lo spuntone di ferro. Prende le uova bruscamente, paga e va via incazzata nera. 

I miei ragazzi stanno per uscire da scuola. Una carbonara sazierà la loro fame. Mette la pentola sul fuoco. Si siede. Qualche minuto per se stessa. L’acqua bolle come i suoi pensieri. La pasta è pronta. Suonano al campanello. Corre incontro ai ragazzi ma la punge una vespa. Ahi, grida, il dolore è intenso. Una mattinata da cancellare. Ci mancava anche questa, esclama tra sé. Toglie via il pungiglione dal dorso della mano che comincia a gonfiarsi. Non ha forze se non per piangere. Sente la sconfitta. 

Senza dire nulla Marco le porta un bicchiere d’acqua fresca, Franco apparecchia la tavola e Alessandro l’accarezza.

La roccia infuocata dei suoi pensieri si frantuma. Coperta dall’amore la mente si arrende. Eleonora si lascia andare. Apre le sue braccia alla dolcezza del momento. Non ha più fretta. Non sente nemmeno più il dolore. Fiera, invita i suoi ragazzi ad entrare nel suo abbraccio. Quieta respira e ringrazia.   

Grazia Bolognese

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