Giro per il centro di Milano con la mia famiglia. È un po’ che non uscivamo tutti insieme. 
Il vento soffia freddo, ma i ricordi dei miei studi universitari mi scaldano il cuore e fanno affiorare un sorriso sulle mie labbra, mentre il ricordo sfuma nel presente: il tema rimane lo stesso ma a laurearsi oggi è la mia “bambina”. La stessa che 15 anni fa mi aveva accompagnato nell’aula magna di Psicologia.
Un traguardo importante per me allora, come oggi per lei, che cammina sicura con il suo tailleur bordeaux, tenendo per mano il fratellino di 5 anni mentre entrano nel Duomo insieme al papà. 
Da lontano la ammiro: ha in testa la corona d’alloro che le ho fatto io.
Li guardo. Sono rimasta un po’ indietro apposta, e penso che vorrei fermare il tempo per rendere eterno questo istante in cui siamo tutti insieme, sorridenti e soddisfatti.
Improvvisamente mi ricordo che abbiamo ancora una sorpresa in serbo per lei: non vedo l’ora di essere alla sua Festa di Laurea per consegnarle i biglietti del viaggio in Irlanda che le abbiamo organizzato come regalo: rimarrà per più di due mesi e farà la sua prima esperienza lavorativa all’estero. Sono così orgogliosa di questa scelta. Non posso fermare il tempo adesso, penso… non prima di averle dato la busta.

La settimana successiva, mentre in casa fervono i preparativi per il viaggio, dai media mi arriva una notizia agghiacciante: il governo italiano ha deciso di mettere in atto rigide procedure per contenere una nuova epidemia causata da un ceppo di coronavirus. 
Un brivido di paura si impadronisce del mio corpo: come faremo con il viaggio se ci ammaliamo?

Nei giorni seguenti le cose non fanno che peggiorare.
Entrando nel supermercato trovo gli scaffali completamente vuoti. Non riesco a credere ai miei occhi e provo la strana sensazione di essere dentro un film, uno dei tanti film incentrati su pandemie causate da virus letali. Solo che quello che sta circolando adesso non è letale come potrebbe essere l’ebola, penso. Cosa sta succedendo?
Mentre torno a casa, senza viveri, mi fermo alle poste dove mi capita di dare un colpo di tosse. Alzo lo sguardo e vedo che tutti si sono girati a guardarmi compresi gli operatori degli sportelli. Per un attimo penso che mi butteranno fuori. Non lo fanno, ma io esco comunque, non mi va di rimanere in fila.
Nel frattempo vengono chiuse scuole, esercizi pubblici e privati. Il trasporto delle merci viene limitato e, all’estero, diversi paesi decidono di non fare entrare più gli italiani.
La zona rossa si estende a macchia d’olio… finché le compagnie aeree cominciano a cancellare i voli.

Abitiamo in un piccolo paese di periferia. Nessuno di noi ha raffreddore o tosse e possiamo permetterci di andare al parco. Decido, quindi, di uscire a prendere una boccata d’aria con Mattia, lasciando ad Altea il tempo che le serve per ritrovare una sua calma interiore.
Sono le 10 di mattina, a quest’ora generalmente il nostro parco è vuoto e silenzioso. Ma non oggi.
L’atmosfera è surreale. Direi più surreale di quella vissuta nel supermercato deserto, solo che qui la sensazione è opposta, piacevole. Fra gli adulti vedo qualche nonno, ma anche mamme e papà; le età dei bambini sono molto eterogenee. Si avvicina una mamma e mi dice che alla fontanella ci sono sapone e asciugamani usa e getta per permettere a tutti di lavarsi spesso le mani. I bambini vedono gli adulti farlo e li imitano; anche Mattia, che solitamente odia lavarsi le mani. Un bel modo per educare in maniera semplice e naturale, penso.
L’ora di pranzo arriva in un attimo, tornando a casa mi accorgo che nella piazzetta del parcheggio si sono riuniti i nostri vicini. Qualcosa mi attrae e mi avvicino, mentre Mattia incontra un bambino che, pur abitando non lontano da noi, non aveva mai visto prima. Io non posso credere alle mie orecchie: una signora sta proponendo di aprire il forno del paese per fare il pane per tutti, così, a turno, chi sarà in salute potrà aiutare chi è malato. I racconti degli anziani sui bei tempi in cui le famiglie usavano questo forno mi avevano sempre affasciata ma, da quando ci siamo trasferiti qua, non ho mai potuto vederlo in funzione. E sono già passati vent’anni. È incredibile che proprio adesso si proponga si riutilizzarlo. Felice, saluto tutti avvisando che in frigo ho dell’ottima pasta madre che condividerò volentieri.

Contagiata dal virus positivo delle buone relazioni che mi hanno scaldato il cuore, sento una nuova fiducia nella Natura.

Mentre metto le chiavi nella toppa sento di aver trovato la forza per aiutare Altea a superare la delusione del viaggio. Contagiata dal virus positivo delle buone relazioni che mi hanno scaldato il cuore, sento una nuova fiducia nella Natura. Mi sono sempre detta che ogni cosa che esiste ha una sua funzione, adesso è il momento di mettere in pratica questo pensiero. Come madre, avverto che il mio ruolo educativo non è finito solo perché lei ha preso una laurea. Chiudo la porta e rivolgendomi a Mattia gli dico: a tavola parleremo tutti insieme di questo virus, penso che sia arrivato per insegnarci qualcosa di molto più importante di un viaggio.

Simona Giannecchini

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