Che magnifica invenzione il computer e le sue possibilità! Con Skype posso contattare ogni giorno mia figlia. Lei vive al nord con suo marito e il mio meraviglioso nipotino Giulio di sei anni. Vivo sola, ma con le due vecchie amiche di liceo quotidianamente prendo il tè, chiacchieriamo simpaticamente a passeggio come adolescenti spensierate. Adesso siamo pure iscritte a un corso di ballo. 

Non amo i cambiamenti. Un microscopico organismo, però, è riuscito in pochi giorni a modificare l’esistenza di milioni di persone, e soprattutto la mia.

Strade deserte, negozi serrati, se non per i bisogni primari. Ha chiuso anche la scuola di ballo. Niente più caffè al bar con le amiche. Sono giorni che non esco da casa. Ho terrore ad uscire. Noi anziani sembra che siamo i più vulnerabili. E poi non ho neanche una mascherina. 

Continuo a controllare la dispensa, mi sono messa a dieta… per risparmiare sul cibo. 

Ho chiamato più volte al cellulare le amiche; seguitano a martellarmi con pesanti notizie che già ascolto in tv. Dove sono finite le nostre scherzose discussioni? Ho smesso di chiamarle. 

Mia figlia e famiglia stanno bene. Gli sorrido dal monitor ogni giorno e li informo che mi sto dedicando alle pulizie di primavera. Non voglio dar loro un’ulteriore preoccupazione.

Le pareti della stanza sembrano collassare su di me. Percepisco la pressione che mi toglie il respiro. Il fugace pensiero di una tomba mi attraversa la mente. Lo scaccio.

Guardo il cellulare silenzioso sul mobile, anche la tv è spenta. Il loro cicalare mi innervosisce.
Prendo un libro, lo apro a caso e leggo:
“Noi possiamo capirci e comunicare con gli altri perché ognuno ha un programma simile con un modello simile insito nei nostri organi sensoriali. La loro corrispondenza permette ad una persona di passare le proprie emozioni agli altri… Ci troviamo tutti ad un certo livello di percezione…”

Non riesco a concentrarmi sul testo e ad afferrare le parole. Chiudo il libro e mi accosto alla finestra.
Nel cielo limpido uno stormo di uccelli che arrivano dal mare disegna strane forme scure, che si allargano e si assottigliano come in una danza coreografica. Il sole si riflette sul mare creando uno spettacolo di colori, il panorama è meraviglioso e surreale.

Un’emozione straripante mi invade, non penso più a me stessa. Un desiderio quasi immenso di avvolgere e proteggere in un abbraccio il mio piccolo Giulio prende il sopravvento. Afferro carta e penna.

La sensazione è così intensa che la mente non pensa, ma la mano si muove e scrive: “andrà tutto bene…andrà tutto bene…”  il foglio si riempie con la frase ripetuta.

È sera, attendo con ansia il momento di abbracciare virtualmente mia figlia e famiglia. Mi appare sul monitor il visetto sorridente di Giulio, orgoglioso mostra il disegno che ha fatto nel pomeriggio: su un grande foglio un arcobaleno con una scritta sotto –  ANDRÀ TUTTO BENE –

Ho dormito di sasso per la prima volta nelle ultime settimane. Timori e ansie dei giorni precedenti mi hanno abbandonato. Distratta accendo la TV: “Striscioni e biglietti con scritto ANDRÀ TUTTO BENE sono apparsi ieri un po’ ovunque, l’iniziativa sta creando comunità e sostegno, e ci ricorda che non siamo soli…”

Sorrido e penso che dobbiamo imparare a sintonizzarci sulla frequenza giusta.

L’amore ha un canale tutto suo per comunicare ed è più contagioso di quanto immaginiamo.

Sandra Melle

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