Giulio è un bambino di 8 anni, una chioma di capelli ricci e nerissimi contrastano con i dentini bianchi sempre in vista in un sorriso abbagliante. Ama vivere all’aria aperta, in particolare gli piace arrampicarsi sul tronco attorcigliato di un grande glicine, cresciuto spontaneamente vicino ad una casa diroccata. Giulio e il glicine sono diventati amici tanto da sentire uno i pensieri dell’altro.

Un giorno, vicino al glicine, arrivano tre macchine con alcuni signori in giacca e cravatta e altri vestiti da muratore. Misurano la casa diroccata e il prato intorno.  Poco dopo ecco arrivare una ruspa che comincia a scavare.

Giulio sente il glicine piangere da lontano, corre da lui e vede quello che sta succedendo. Sente un dolore acutissimo nello stomaco.

Cerca di parlare con Mario, il macchinista della ruspa, lo implora di smettere “stai rompendo le radici del mio amico” gli urla. Mario nemmeno lo sente. Giulio si siede sul tronco del glicine. Lo accarezza e gli parla a lungo.

Mario osserva la scena, gli sembra veramente che la tristezza del glicine passi al bambino e in parte anche a lui. Non è tipo da farsi impressionare e continua il suo lavoro.

Quando a sera Mario torna a casa, sente la pesantezza dei suoi pensieri avvolgerlo, non riesce a scrollarsi di dosso l’immagine del bambino che parla col glicine. Giulio scende nello scavo e con una pala cerca di ricoprire le radici.

Mario dorme male quella notte. Sogna Giulio e il glicine. Un sudore freddo gli corre lungo la schiena.

Rammenta la sensazione di sofferenza del glicine che sembra riprendere il suo splendore quando Giulio gli è vicino

Quella scena non vuole abbandonare la sua mente nemmeno nel sonno e al mattino non riesce ad andare al lavoro.

Un piccolo virus, poi, blocca tutti a casa. Solo Giulio, correndo attraverso i prati, va a visitare il glicine, gli bagna le radici rovinate, gli parla.

Dopo due mesi Mario può riprendere il lavoro interrotto. Incontra Giulio che gli racconta come ha curato le radici ferite del glicine e che lo prega di non scavare più. Mario lo guarda, una luce passa attraverso i suoi occhi e lo avvolge. Si sente un tutt’uno con lui e col glicine. Parla col suo capo e gli propone di fare lo scavo a mano, almeno la parte vicina alle radici del glicine. Impiegherà una settimana anziché un giorno. Il suo capo si arrabbia, “ma sei impazzito” gli urla “Se vuoi fare così lavora una settimana senza stipendio”. “Va bene” sono le parole di Mario e prende la pala per scavare. Giulio è felice e, per quello che può, lo aiuta. Anche il glicine collabora ritraendo pian piano le sue radici dalla terra dove deve avvenire lo scavo. A fine settimana lo scavo è pronto, il glicine regala a tutti la sua più profumata fioritura. Giulio sale sul ramo più alto e grida al mondo la sua felicità. Mario abbraccia Giulio come non ha mai fatto con nessuno. La gioia del glicine e di Giulio è passata a lui. Non potrà mai dimenticarsene.

Rosaria Bosio

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia.


Image Matthias Boeckel by Pixabay