Vorrei crederci ma non sono felice

Cinzia ha 47 anni e una figlia bellissima che si chiama Laura. Ha 18 anni e sembra la fotocopia di quando era giovane lei. 

Sul grande tavolo del salone della loro splendida villa troneggiano le foto di madre e figlia. Cinzia la grande protagonista di tutta la sua vita viene da una famiglia povera, quasi indigente, dell’entroterra siciliano. 

Il suo unico dono una bellezza rara. Quel dono lo ha sfruttato bene in gioventù, a soli 18 anni diventa Miss Italia e fino a che ha avuto la possibilità di lavorare per moda e pubblicità non ha mai lasciato nulla che potesse essere un buon guadagno. 

Anche Giovanni suo marito alla fine è stato un ottimo affare. Grande imprenditore nell’edilizia e amante della vita mondana, anche lui usato come accessorio della sua vita tutta stelle e platea. 

Cinzia da parte sua non si è mai fatta nessuno scrupolo, tutta quella povertà e i litigi in casa per quei soldi che non bastavano mai le hanno fatto credere che i soldi fossero la soluzione a tutti i problemi del mondo. 

Eppure seduta su quell’immenso divano i suoi calcoli sembrano errati. Una sottile striscia di insoddisfazione la pervade e la tormenta. Perché non sono felice? Dopo tutti quei compromessi e tutto questo lusso come mai solo l’invidia di chi non ha le mie cose mi fa ricordare quanto dovrei essere felice?

Dalla profondità di quel pensiero il telefono si fa sentire. È Giovanni ormai ex marito da qualche anno.

 ”Cinzia per favore vieni subito a casa mia, abbiamo un problema con Lauretta” 

Quasi rassegnata e poco sorpresa Cinzia raggiunge Giovanni che abita non lontano, in un enorme e ricco residence costruito dalla famiglia di lui.

Quel problema di Laura con le droghe, sempre sottovalutato e coperto con mazzette a polizia e giornali, ormai è diventato pubblico. 

A questo giro Laura l’ha fatta grossa. Era con tre amiche alla guida di una potente Jeep.  Sono finite dentro un negozio in città. Le analisi di tutte sono la testimonianza della vita scellerata che conducono in così tenera età. Con quel folle gesto la vita privata di tutti finisce inevitabilmente su giornali e TV.

Anche quel vizio di Giovanni, di andare con i trans, rispunta come un ultimo dardo a squarciare quella ferita sanguinante.

Cinzia sprofonda dentro i suoi pensieri, ormai neanche i sonniferi la fanno più dormire. Il fiume in piena delle sue emozioni sta cercando solo uno spiraglio di felicità in un ricordo soave e dolce. Gli unici pensieri che si avvicinano a quelle sensazioni sono i ricordi di quando era bambina. Suo padre l’accarezzava e le diceva con tono caldo “amore nessun potere o denaro può sostituire ciò che la natura ti restituisce quando la tratti bene”.

Che ne poteva sapere lui contadino ignorante cresciuto tra pecore e pascoli.

Cinzia rovista nella borsa, trova il telefono e chiama, dall’altra parte una voce antica di mille anni le risponde: “Cinzia amore di papà, come stai?”.

“Papà ciao, faccio ancora in tempo ad imparare come essere felice?”.

“Il tempo di chiedere esiste dentro di te, vedrai io ti aiuterò”.

Nicola Campanale

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