Lui era tondo e marrone, accoglieva la vita. Non voleva lasciare il suo nido. Era sempre stato lì, chiuso con i suoi amici che pian piano crescevano con lui. C’era buio dentro, ma calduccio. Non sapeva di essere dentro a un baccello di glicine.

Un giorno Semino vide apparire una lucina che entrava da una fessura.
Era una bella luce calda ma a lui faceva paura, i suoi amici invece erano contenti. “Fra poco sarà ora di andare” gridavano felici.

Semino era triste, lui non voleva andare in nessun posto, stava bene lì. Più gli amici si preparavano alla partenza più lui sentiva nascere dentro una grande paura. “Cosa ci sarà fuori, avrò freddo, sarò solo, chi si occuperà di me?” erano i suoi pensieri.
Il primo amico, vicino alla fessura si lasciò dolcemente cadere a terra. Non era ancora arrivato che Semino gridava “dove sei andato? Fermati.”
Pian piano gli altri semini partirono felici, lui si aggrappava sempre più al baccello. La paura di restare solo ora era reale, ma lui si aggrappava lo stesso con tutte le sue forze alla casa.
Ormai tutto il baccello era aperto, gli amici da sotto chiamavano Semino “vieni, è bello qui, la terra è soffice e morbida.”
“Ho paura, non voglio sprofondare nella terra, è buia.”
“Vieni con noi, troverai una nuova luce” lo rincuoravano gli amici.
Stremato dalla forza di resistere, Semino si stacco finalmente dal baccello. Arrivò nel terreno con gli amici. C’era ancora tanta paura ma anche una vaga sensazione di gioia che non aveva mai provato. Il sole era caldo e di notte una leggera rugiada inumidiva il suo guscio. Nei giorni seguenti una pioggia lo fece sprofondare dolcemente nella terra. Non vedeva più i suoi amici, ma sapeva che anche loro erano lì con lui. Riusciva a sentirli e pian piano si abituò alla nuova situazione. Il buio non era poi così terribile, gli amici erano con lui anche se non poteva più vederli.
Con tranquillità accettò il freddo e la neve.
Il pauroso inverno passò e un giorno Semino sentì un soffice tepore entrare nella sua pelle e una grande voglia di rivedere la luce. Sentì che il suo guscio ormai morbido si apriva ed un piccolo germoglio spuntava. 

Sentì il bisogno di salire, salire sempre di più. Più saliva e più si sentiva felice, la luce stava entrando in lui. Ora doveva occuparsi del suo piccolo germoglio.

Un giorno finalmente vide tutta la luce che aveva intorno, vide i suoi amici che stavano germogliando come lui.
Semino li guardò con un sorriso e disse: “grazie amici senza di voi non sarei mai riuscito a rivedere la luce”.

Rosaria Bosio

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