Giorgia è una donna di 45 anni, non si è mai sposata, ama star sola e difficilmente divide con gli altri spazi e pensieri.  
Non ha figli, non ne ha mai voluti perché non ha mai creduto nella famiglia, forse a causa del padre sempre troppo impegnato in altre relazioni. Questo la porta a non fidarsi delle figure maschili.
Da quando è apparso il Coronavirus, Giorgia non ha più potuto frequentare i suoi tanti corsi, unica occasione di svago e si è ritrovata confinata in casa.
All’inizio di marzo, scorrendo i post di Facebook, la incuriosisce un corso on line dal titolo “Sviluppa il calore della connessione”.
Il corso le sembra diverso dai tanti che girano sul web e si iscrive.

Negli incontri vengono proposti interessanti workshop su temi di attualità, lei rimane sempre un po’ in disparte e fa molta fatica a interagire con gli altri. Piano piano però quegli appuntamenti settimanali iniziano ad appassionarla e sperimenta il valore del vero ascolto.
Durante un incontro sul tema della donna nella famiglia, prova un immediato disagio e qualcosa dentro di lei si incrina.
Le tornano alla mente ricordi legati alla sua infanzia. La relazione con il padre, quando lei era piccola, la tormenta ancora.
L’incontro termina e il suo malessere è così forte che decide di allontanarsi dal gruppo e dal corso.
La sua mente è in un vortice di pensieri ossessivi e non riesce a fermarla.
Èdiventata nervosa e intrattabile. Quando telefona a suo padre, inveisce contro di lui rinfacciandogli ogni cosa, e riagganciando promette a se stessa di non chiamarlo più.
Marisa, la sua compagna di corso, preoccupata per la sua assenza, le telefona. “Non ti ho vista l’ultima volta, cos’è successo?” le chiede, e cerca di convincerla a rientrare nel gruppo. Giorgia si fa trascinare dall’entusiasmo dell’amica e decide di riprovare.

L’incontro inizia e Giorgia sente subito che qualcosa dentro di lei si sta muovendo, prova simpatia verso tutte quelle persone che neanche conosce.
Non ne comprende il motivo e cerca ancora di fare resistenza, rimanendo ancorata alle sue posizioni. In un lento processo, man mano che prosegue l’incontro, sente sciogliersi il groviglio di pensieri ed emozioni che si è portata dentro per molti giorni.
Al termine della serata si sente davvero sollevata e con un’insolita gioia nel cuore.

Ora non le importa più chi ha ragione e chi ha torto, inizia a percepire che l’ascolto è un flusso che permette a se stessa di entrare in contatto con gli altri.

Comprende che la sua ritrosia non è altro che egoismo e bisogno di avere sempre ragione.
Piano piano sta sgretolando la corazza che la separa dagli altri, soprattutto da suo padre, e percepisce la vera gioia della condivisione. Prende in mano il telefono e compone il numero del padre “ciao papà come stai? appena finisce questo isolamento vorrei invitarti a cena da me per festeggiare il tuo compleanno. Cosa ne dici?”.

Barbara Rangoni

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