“Guardo fuori dalla finestra di casa, dove sono in quarantena da settimane, e vedo che viene rimosso il corpo di un vicino, deceduto da Coronavirus”. Questo accade nel nostro paese. Il tasso di mortalità in Italia è molto più alto che in altri paesi. La paura della morte satura l’aria e i cittadini desolati non sanno come fronteggiare la lunga permanenza nelle case, non vedono la luce alla fine del tunnel.

Ma il coronavirus non ha intenzione di fermarsi. Si trasforma, muta, cambia rapidamente e si adatta a qualsiasi modifica. Un recente studio islandese riporta oltre trenta mutazioni riscontrate a tutt’oggi. Nel corpo di una stessa persona i ricercatori hanno scoperto l’esistenza di due diverse mutazioni del virus.

A prima vista sembra che questo virus abbia tutta l’intenzione di rimanere qui. 
In tal caso, qual è il primo aiuto che possiamo dare oggi alla nazione italiana’
La risposta si trova in una parola chiave: spiegazione, chiarire la natura dell’epidemia e della sua risoluzione.

Il virus è qui perché possiamo renderci realmente conto in che stato siano le relazioni tra noi, per poterle correggere e rinnovare. Esso non ci lascerà finché non impareremo come preservare le nostre esistenze. Ecco perché il vaccino non è all’orizzonte. Scienziati e ricercatori sono tutti confusi. E anche se si trovasse un vaccino, arriverebbe un altro virus, più forte e più minaccioso: Covid-20, Covid-30, forse anche Covid-40.

La natura rimane incolume. Va evidenziato che il virus non danneggia nulla tranne gli esseri umani. Il virus non rovina né cibo, né acqua, né aria, né animali (domestici e non), ma solo gli umani. 
Il modo di vivere distruttivo che abbiamo scelto lascia la terra depauperata e spoglia.

La natura non pretende da noi nulla di più: si deve incentivare la consapevolezza e la forza della connessione, dell’energia nascosta esistente nelle relazioni umane.

Il nostro problema è che non attribuiamo alla natura capacità di dominio, pensiero, volontà e pianificazione. Pensiamo che esista così, come terra di nessuno. 
Stupidamente crediamo di essere gli unici saggi ed esperti.

Dobbiamo renderci conto che non siamo noi i saggi, ma saggia è la natura. Essa ci ha creati, non lo abbiamo fatto da soli. Siamo noi che esistiamo dentro di essa e non viceversa, come immaginiamo.