Carlo è un imprenditore nel ramo delle calzature. Ha ereditato la fabbrica fondata da suo nonno Pericle a soli 25 anni per la morte prematura di suo padre. 
Per diversificare gli introiti, soprattutto per dimostrare alla società che non è un bambino cresciuto all’ombra della sua potente famiglia, ha aperto centinaia di negozi in tutta Italia e diverse start up con accessori come cinte e gemelli da camicia in linea con i colori e i modelli delle scarpe prodotte. 
Inoltre, nell’ultimo periodo, per arginare le perdite generate dal prepotente mercato cinese, ha finanziato una campagna pubblicitaria milionaria sulle tv nazionali. 

Sua moglie Elena e le sue tre figlie vivono nella lussuosa villa di famiglia insieme a sua madre. Tutti impregnati dell’alta società Milanese. 

Sempre alla ricerca del guadagno sfrenato con ogni mezzo, con la complicità di uno staff di avvocati e commercialisti, s’ingegna per non pagare tasse e dipendenti. 

Considera tutti i suoi collaboratori e chiunque gravita nella sua sfera come strumenti di manipolazione e sfruttamento. Si percepisce come un’entità superiore. Quella vita gli piace un sacco. Ferire e umiliare il prossimo è il suo divertimento maggiore. 
Un suo giochetto molto bello è quello di promuovere operai a funzioni manageriali per poi licenziarli al loro primo errore. 
Una mattina il giornale scrive che in Cina c’è un virus nuovo chiamato Corona, che sta contagiando tutti, è una nuova malattia mortale. Le esportazioni sono bloccate. Carlo è felicissimo, il suo concorrente è sconfitto. Passano una decina di giorni ma gli introiti sperati non arrivano. 
Il virus si diffonde velocemente anche in Italia. Il primo focolaio scoppia a Lodi. È una catastrofe, migliaia di persone sono contagiate. La fabbrica è ferma. I negozi chiusi dal governo per arginare l’epidemia. Nonostante i divieti di uscire di casa Carlo va in ufficio per capire come fare fronte a quella ecatombe economica che lo sta affondando. 
Si trova adesso dalla parte di quella società che tanto aveva depredato in nome della sua insaziabile fame di denaro e potere. Prova a chiedere aiuto ai suoi “amici” del golf , ma  la risposta univoca è una coltellata nella schiena. 
Accompagnato alla porta gli ricordano di pagare puntuale il mensile, pena l’esclusione dal circolo. Eh sì, conosceva sia  quel lessico che gli atteggiamenti, ma subirli  aveva un altro sapore. “Questo virus di merda come ha fatto a farmi fallire?” la pressione è alle stelle. La sensazione di cadere nel vuoto è l’unica che riesce a provare. Deve affrontare quei duecento dipendenti del calzaturificio che aspettano lo stipendio. L’epidemia è diventata una pandemia, ricoverati e morti non si contano più in città. 

Carlo non risponde al telefono, né legge le email, tanto sono solo creditori che lo cercano. 
Dopo qualche notte tormentata, e giornate passate al telefono con gli avvocati, decide di andare in fabbrica. Vuole affrontare i dipendenti che hanno occupato la sua proprietà per via dei pagamenti. 
Al suo arrivo vede che quegli inutili esseri, buoni solo a chiedere lo stipendio, invece di saccheggiare tutto e dare fuoco alle mura e alla storia della sua famiglia, hanno raccolto in un magazzino tutti i macchinari, le scrivanie, i pc e il materiale per la produzione. Tra quelle mura hanno realizzato, grazie all’aiuto della protezione civile, un ospedale da campo. 
Un responsabile, convinto del suo grande gesto spontaneo, gli stringe la mano ringraziandolo. Carlo è frastornato. Forza un sorriso e si congeda velocemente con la scusa di cercare dei documenti. Si rifugia in quel magazzino affannato e sopraffatto dalla disperazione. Nel guardarsi attorno trova delle vecchie foto impolverate del nonno. Scoppia in lacrime. 
Quel malessere che sente non è altro che l’affiorare di un odio che non riesce più a contenere.

Ha una strana sensazione: che la singola vita di ognuno di quei duecento operai possa valere più del Re delle calzature.

Nicola Campanale

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia.


Image Pexel by Pixabay