Settembre è un mese molto atteso dai bambini e delle mamme. Dopo il lungo periodo di vacanza, scolari e studenti sono pervasi sia da forte eccitazione che da incertezza.

Questo inizio è condizionato dall’obbligo di indossare la mascherina in aula e dal distanziamento in quanto esiste ancora la possibilità di contagio da coronavirus.
Le famiglie sono confuse e insicure per la salute e la preparazione e culturale dei figli.

La ripresa della scuola è anche, o forse soprattutto, un momento per incontrare gli amici e giocare con loro. La vita sociale è fondamentale per lo sviluppo psicofisico del bambino. Come possiamo spiegare loro che non possono abbracciarsi e nemmeno stare troppo vicini? Il contatto fisico fa parte di tutte le relazioni sociali, soprattutto per i bambini.

Così è in natura. Nella profondità della foresta si possono vedere i giovani animali giocare insieme ad altre specie. Un cucciolo di lupo si rotola nell’erba con un cerbiatto, infatti i cuccioli non hanno ancora l’istinto di predatore e preda.
Per gli esseri umani, soprattutto nell’infanzia, la vicinanza con gli amici è ancora più importante. Come possiamo chiedere loro di mantenere le distanze perché la vicinanza potrebbe essere un pericolo? Li stiamo forse spingendo verso l’odio reciproco?

Il messaggio che mandiamo è :”State lontani, attenti a tutti, non parlate con nessuno”, ma in fondo non è forse quello che sotto sotto avveniva anche prima?
Invece di incoraggiare i bambini ad inventare giochi bellissimi, a condividere materiali e idee li incitiamo al sospetto e alla paura.
Un messaggio forte che spinge alla competitività e alla legge: “Vince il più forte”.

Il coronavirus nel mondo rispecchia le nostre relazioni con gli altri. Rafforza quello che già facevamo e lo rimanda indietro come un boomerang.
Nella specie umana, con la crescita fisica, soprattutto adolescenziale, si sviluppa anche l’ego che è molto più forte dell’istinto di sopravvivenza nella foresta. È come essere in un parco divertimenti a discapito degli altri, un treno sociale di tentazioni senza equilibrio.

Quando la società non è equilibrata, vediamo una realtà dove l’odio è ufficializzato: non avvicinarsi, è consigliabile non guardarsi negli occhi e non relazionarsi agli altri. Ma la società che mette in atto le leggi del rifiuto e dell’odio viene a sua volta colpita. Quindi oggi dobbiamo indossare le mascherine perché siamo pericolosi.

Forse proprio attraverso i bambini impareremo a cambiare. Vederli così spaventati e smarriti ci aiuterà ad assumerci la responsabilità delle loro vite e delle nostre.

Quando il nostro ego è misurato, maturo ed equilibrato diventa la base per una complessità illimitata di amore e di espressione. Una volta che è cresciuto non siamo più in grado di contrapporgli l’altro lato del suo volto, quello dell’amore per il prossimo.

Dobbiamo imparare, prima ancora di insegnare ai più piccoli, a percepire la società come la cosa principale e ritrovare in essa il gusto della vita. Come quando eravamo bambini.