Il giorno dopo la fine della crisi non ci precipiteremo al centro commerciale per comprare in maniera compulsiva, vi giungeremo molto tempo dopo che sarà stata interrotta la catena di produzione-acquisto-scarto.

Che cosa ne faremo di queste enormi quantità di materiale? Quando il mondo si sveglierà una mattina senza il Coronavirus, a cosa serviranno tutti gli edifici altissimi che abbiamo costruito, le strutture e i centri commerciali?

Nessun problema: li trasformeremo in musei della generazione pre-coronavirus.

Usciremo, vestiti in abiti comodi, a farci un giro per i negozi, e ci fermeremo davanti alle vetrine mormorando con meraviglia: “Ma guardate quanto eravamo stupidi! Come abbiamo fatto a desiderare di comprare macchine sfolgoranti per attirare l’attenzione altrui? Come abbiamo potuto pensare di confezionare abiti solo per farci ammirare? Ci siamo messi in competizione per vantarci di cose superflue e futili. Come abbiamo potuto?”

Avremo difficoltà a capire noi stessi, la Generazione Pre-Coronavirus. Qual era il nostro scopo?

Il nostro punto a favore sarà di aver eretto una sorta di monumento ad una cultura umana ormai estinta, un museo che ci ricorderà il luogo dove non vogliamo far ritorno.

All’uscita del museo, apparirà una scritta a lettere chiare e luminose “L’uomo non è stato creato per accumulare ricchezze e costruire edifici, ma per sperimentare tutto ciò che gli può insegnare l’attitudine ad amare. E allora, le porte del suo cuore si spalancheranno e si creerà in lui uno spirito diverso.”