Siamo in una fase di fragilità umana acuta e unica. Il villaggio globale è percepito come una piccola unica rete globale. Nel mondo non c’è nessun paese che il coronavirus non abbia colpito e centinaia di persone si sono abituate a stare in casa, a non lavorare e limitare le proprie abitudini.

Non sappiamo ancora come sarà l’indomani e sorgono molte domande. Ma un fatto per noi è chiaro: siamo tagliati fuori dalla vita passata, lentamente la stiamo dimenticando e iniziamo ad abituarci ad una nuova. È come se fosse arrivato uno tsunami a ripulire le nostre vite,  rimuovendo tutto il superfluo e ciò che era inutile.

Sembra che il primo stadio sia stato assimilato: ci siamo abituati ad una realtà sorprendente e ora arriva il secondo stadio. Molte persone in tutto il mondo stanno esprimendo in vari modi il grande bisogno di riordinare le loro vite in modo che non tornino più come prima, sicuri che se si dovesse tornare alla vita precedente sarebbe uno sconfortante arretramento. Il virus ci ha raggiunto, ci ha scosso e ha mutato i nostri desideri. Non solo vengono risistemati e riordinati i nostri affari e le nostre abitudini ma anche noi stessi, così i cambiamenti saranno significativi, sostanziali e rinnovati e, dopo che tutto ciò sarà passato, noi saremo persone diverse. 

Inizieremo ad osservare le nostre vite sotto una diversa angolatura, sembrerà  inutile correre dietro a tutte le cose che ci hanno abbagliato, saremo in grado di scegliere solo il necessario per la nostra esistenza tralasciando ciò che non è essenziale,  il rimanente tempo sarà indirizzato verso la costruzione di una nuova società e la creazione di una nuova vita piena di significato.

Come ricorriamo a nuovi mezzi tecnologici per rimanere in contatto con le persone, così dobbiamo dotarci di mezzi che ci aiutino a superare le fratture causate dal nostro egoismo per rivelare la nuova società.