Mi chiamo Nico. Ho 43 anni e da dieci vivo a Roma con la mia compagna Cristina. Ho fatto tanti lavori nella vita alla ricerca sempre di qualcosa di meglio. Non ho avuto una adolescenza come i miei coetanei, no, io dovevo lavorare se volevo comprarmi quello che desideravo. La società è spietata con chi non si comporta secondo le regole. Così sono cresciuto. Ho iniziato facendo il cameriere in una pizzeria all’età di 16 anni data la precarietà economica della mia famiglia. Essendo anche un amante dello sport e della bellezza in generale sognavo tanto fare l’istruttore e il personal trainer. Con molti sacrifici mi sono certificato come istruttore e ho lavorato in palestra per quasi dieci anni. Poi ho iniziato a sentire l’esigenza di costruire qualcosa di più stabile. Sono tornato a fare il lavoro di cameriere. Dopo molti anni la svolta: per caso mi ritrovo a fare il cassiere  in una sala scommesse dove gli affari vanno alla grande, così alla grande che il direttore inizia ad intascare qualche soldo qua e là. Licenziato in tronco,  quel posto vacante mi viene assegnato. Capirai, stipendio da favola e tutti i benefit da manager. Finalmente la vita mi sorride penso, penso male.

Le aperture indiscriminate e non regolate di centri commerciali e lo sviluppo del mercato su internet danno un colpo fortissimo ai piccoli commercianti. Vi state chiedendo cosa c’entra con me? Ve lo spiego subito. Cristina, la mia compagna, ha un’erboristeria. Vivendo sotto lo stesso tetto  anche io subisco questo duro colpo. L’incubo ritorna, ora sono di nuovo in dissesto economico seppur guadagnando tanto. Mi sento come un criceto nella gabbia che corre nella sua rotella. Ma il mio carattere impetuoso e superbo mi fa prendere una decisione. Con un colpo di spugna decido di licenziarmi da quella sala giochi per avere più tempo e investire quei pochi risparmi sull’erboristeria per avviare le vendite on line. Senza ascoltare tutte le critiche di chi mi è attorno in quel momento. Da lì a qualche mese dalla fonte inizia a sgorgare di nuovo acqua pulita. La ripresa è immediata nell’incredulità di famiglia, banca e commercialista. Sono passati due anni e le previsioni indicizzate valutano che entro altri 4 sarò in grado di poter avviare un altro investimento. Si il mio sogno può avverarsi, aprire un centro fitness. Solo che non avevo indicizzato il covid-19 oppure coronavirus come si chiama lui. Ma come si fa a mettere in un business plan un virus pandemico che ferma l’essere umano? Amici miei, il nostro mondo è fermo! cerco di dirlo a voi per farlo accettare a me stesso. Mentre medici, infermieri e governi cercano di salvare vite, io sono seduto in casa a cercare di capire come anni di invecchiamento precoce correndo dietro a banche, fornitori e agenti pubblicitari possano essere svaniti nelle tasche di un virus invisibile.

La fine del mondo non doveva realizzarsi con una guerra mondiale che avrebbe raso al suolo tutto con bombe atomiche? Uno scenario apocalittico dove anche la natura sarebbe diventato un luogo inaccessibile? 

Una miriade di sensazioni si affollano senza senso nello stomaco. Oggi per legge non posso allontanarmi più di duecento metri da casa. Solo per le necessità essenziali. Per intenderci, il gatto condominiale, a cui do da mangiare da anni e mi costa settanta euro al mese, è più libero di andarsene in giro. Poi,che cosa significa necessità essenziali? Tutto è essenziale. La macchina è essenziale, la casa al mare è essenziale, il viaggio all’estero è essenziale, la cena fuori al ristorante è essenziale, vestirsi all’ultima moda è essenziale. In tv però dicono di aspettare che tutto tornerà come prima, ci vuole un po’ di pazienza. Si certo, come no, io sono un contabile ormai da otto anni e le previsioni  sono il mio pane quotidiano. L’economia mondiale si sta fermando. Come potremo ritornare alle nostre abitudini se milioni di persone perderanno il lavoro? Con quali soldi si tornerà a spendere nei negozi? Ma soprattutto quanto tempo durerà questo blocco? Nel silenzio di una città fantasma queste domande restano senza risposta. Osservo fuori dalla finestra, sento che l’aria che respiro è più pulita, il cibo che sto mangiando pare abbia un sapore migliore.
Poi stranamente sono meno stressato e i miei pensieri si stanno rivolgendo alla quiete che il mare mi restituisce quando sono in vacanza. Lo squillo del telefono mi riporta alla realtà. Per la prima volta in vita mia devo parlare al direttore della banca mentre sento il cinguettare dei passeri fuori dal mio balcone.

Nicola Campanale

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