Vicino alla mia casa, c’è un grande prato e poi il bosco. A volte di notte passano animali selvatici. Una sera la vidi. Si fermò, i suoi occhi nei miei. Aveva un pelo fulvo e lucente di un arancio che sotto i riflessi della luna sembrava dorato. Era una volpe adulta nello splendore della sua vita. Quella sera, nel buio sentii la sua voce raccontare.

“Tanto tempo fa noi vivevamo felici nel bosco. I volpacchiotti crescevano allegri, trovavano presto il cibo da mangiare in radici, foglie e piccoli animaletti. 

Poi gli uomini cominciarono a costruire grandi case e sempre di più invasero anche il nostro bosco, avvelenando aria, acqua e terreno. 
Noi facevamo fatica a trovare da mangiare. I nostri piccoli rischiavano di morire di fame, era una grossa pena per noi vederli. 

Provammo ad avventurarci oltre i confini del bosco in cerca di qualcosa da mangiare. Scoprimmo così che gli uomini tenevano le galline in recinti. 
Qualche volta, per sfamare i nostri piccoli ne prendevamo alcune.
Gli uomini si arrabbiarono tantissimo tanto da cominciare a mettere trappole intorno ai pollai.

Dopo le trappole arrivarono i fucili. Si acquattavano nella notte dietro le loro finestre e pam, pam, pam! Alcune di noi restavano lì stecchite e i loro piccoli soli e affamati. 

Improvvisamente non si sentì più alcun rumore di macchine, moto e fabbriche, quello strano silenzio ci preoccupò. Passarono i giorni e continuò il silenzio. 
Qualcuno ci raccontò che gli uomini si stavano ammalando e quelli sani non uscivano di casa per paura di infettarsi.
Cautamente una sera, entrammo in paese. Un silenzio meraviglioso avvolgeva le strade, i prati e le piazze. Con attenzione prendemmo alcune galline qua e là e tornammo dai nostri piccolini. 
Un giorno anche loro vollero vedere quel paese deserto, così una bella sera di primavera li portammo con noi.
Fu un bambino alla finestra a vederci per primo, non uscì, rimase appiccicato al vetro. Chiamò i genitori, che chiamarono altri genitori, ma nessuno uscì di casa.

Lanciò dalla finestra alcuni pezzi di pane secco. Golosi i nostri piccoli li mangiarono. Con coraggio anche altri misero fuori dalla porta avanzi di cibo.
Più i volpacchiotti mangiavano, più si sentivano le grida di gioia dei bambini.
Sazi tornammo nel bosco. Da quel giorno, quasi ogni sera i bambini poterono apprezzare lo spettacolo dei nostri piccoli che mangiavano il loro cibo.

Dopo alcuni mesi gli uomini pian piano guarirono dalla malattia e dalla voglia di rovinare tutto. Ormai avevano imparato che volpi e umani potevano vivere in armonia.  

Diventati grandi, i bambini continuarono a preoccuparsi di noi e di tutti gli animali del bosco e poterono tramandare le regole della natura.

Detto questo la volpe se ne andò. Ogni tanto la sera torna e, a volte, mi racconta una storia. Mi fa promettere di scriverle in modo che bambini e adulti si ricordino di loro.

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia.


Image YamaBSM by Pixabay