Ogni mattina, appena sveglio, Mattia accompagna il suo cane Max nel bosco dietro casa. Oggi è un giorno come tanti, ma nell’aria c’è l’odore della primavera. Si respira il profumo dell’erba bagnata e le piante sono inzuppate d’acqua, ha appena smesso di piovere. 
Il verde è lussureggiante, acqua e sole sono un’alchimia perfetta per la natura.
Stamattina i raggi del sole donano una cornice particolare al bosco e le piante sembrano voler parlare. 
Mattia pensa fra sé “questi alberi sono un po’ come noi. Essi comunicano con la terra, con chi gli è accanto. Sono prodighi nel cedere i loro frutti e ti mettono all’ombra dei loro rami quando c’è troppo calore. Danno riparo agli uccellini nei loro nidi, offrono una casa nel loro tronco e respirano.
Le radici ben salde nella terra affrontano le tempeste e i rami innalzati al cielo sentono il respiro del creato; là in alto, scorgono la bellezza di un’alba, la vista di un tramonto, rimirano la notte stellata e odono il canto dell’uccellino, della cicala. Vedono le lucciole che danzano e se guardano ai loro piedi osservano fiori e frutti di varia stagione. Che armonia, il creato.
Perché noi non riusciamo ad essere come questi splendidi alberi? 
La natura esiste per farci comprendere.
Quante persone come alberi hanno fatto parte della mia vita e non ho sentito il loro vero profumo, la loro essenza, solo perché sono assorto su di me?”.

Mattia guarda cosa è rimasto dell’albero di fico appena tagliato, ora al suo posto metterà una piscina. 
Quest’anno non va al mare, ridicolo andarci con la mascherina. 
Così Andrea, il giardiniere, è venuto e lo ha tagliato. Di lui è rimasto solo il ceppo. 
Ora, l’albero che per 20 anni aveva dato fichi favolosi e non lo aveva mai tradito, non c’è più. 
Forse la piscina è una scusa per non ricordare Gianna, la sua ex compagna. Un nodo gli stringe la gola, ricorda i bei momenti felici. Insieme raccoglievano frutti dolcissimi, ma proprio come Adamo ed Eva lì sono caduti.
Mancanze tante: il fico che non ha potato, l’irresponsabilità nei confronti di Gianna, dando per scontato tutto, le parole versate che si potevano evitare hanno generato una tempesta che li ha separati. 
Sono caduti proprio come quel fico.
Sarebbe forse bastato essere più buoni, cedere una parte di sé per l’altro, farsi un pochino più in là, ma il tempo non torna indietro e rimangono solo le macerie.
“E come se non bastasse, ho perso anche il lavoro, il mio caratteraccio ingombrante ha distrutto tutto, io che mi sentivo Dio, importante, gli altri stavano sotto di me. Con il mio caratteraccio ho distrutto tutto, amori, lavoro, amici. Mi ritrovo abbattuto proprio come il fico”, riflette Mattia. 
“Di me ora che è rimasto?
Solo un ceppo e le radici chi le vede? Non ho più un tronco, non metto fiori, non ci sono più foglie.”
L’albero nella sua maestosità sa farsi piccolo, sa fare posto a chi si avvicina a lui. In natura nulla è dato al caso, tutto è in equilibrio. 
Ho perso tutto. Quanta aridità portavo nel cuore. Un cuore di pietra. 
Per la prima volta lo sento.
È straziante rendersi conto che la perfezione era a portata di mano e come uno stupido me la sono giocata come una partita a carte.
Non ho saputo mantenere la bussola nella bufera.
Il vento non lo puoi guidare, ma puoi guidare i pensieri, le emozioni, le parole. Potevo affrontare diversamente ogni sfida e capire che ogni mancanza di amore è solo odio per gli altri.
E ora? 
Cosa mi rimane da fare? Mi vergogno terribilmente per tutto, il mio orgoglio mi ha allontanato da tutti e come un animale ferito ho aggredito invece di essere paziente e accomodante. 
Rimane solo una cosa, ripartire da zero.

In fondo la vita cos’è se non una lezione da imparare. Non ci vuole molto, ci vuole solo più cuore.

Alfia Bizzoni

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia.


Image Stanv Petersen by Pixabay