Tornare alla routine pone molti quesiti: su che base possiamo decidere con sicurezza se riaprire o meno le imprese? Come possiamo determinare quale categoria lavorativa è più essenziale tra il proprietario di una bancarella che vende panini e chi gestisce una grande catena di supermercati? Tra un fornaio o un pasticcere, un medico o un nutrizionista? In base a quale criterio possiamo decretare ciò che è più importante per la vita?

Ogni azienda, innanzitutto, potrebbe azzerare il settore superfluo della sua linea di produzione. Nessuno è tenuto a produrre cento tipi di pane, duecento varietà di torte, trecento gusti di alcolici e un’infinità di prelibatezze. Questo consentirebbe di raggiungere un equilibrio con la natura, riducendo così i danni nei suoi confronti.

In una fase successiva si potrebbero organizzare pubbliche assemblee. All’uscita dalla quarantena, è impensabile disporre di norme agevolative, riapertura di tutte le attività commerciali e distribuzione di mezzi di sussistenza senza avere un confronto con tutte le parti della società. Conviene selezionare cosa è essenziale per la nostra esistenza. Il settore dell’industria alimentare ci è indispensabile? Allora lo riattiviamo. Lo scambio delle merci è necessario? Ripristiniamo le attività per garantirne il trasporto.

Ogni cittadino deve poter far sentire la sua voce. Commentare seriamente se conviene o meno aprire un’azienda. Più dati e opinioni possiamo elaborare, maggiore sarà la capacità di agire con precisione, ottenere ampio consenso e prendere una decisione saggia, tenendo presente l’intero sistema.

Grazie a dibattiti e discorsi volti a trovare una soluzione comune, la società si eleverà ad un livello più equilibrato, collaborativo e spirituale. Ogni cittadino dovrebbe prendere parte a questo tipo di dibattito. Solo così potremo formare una generazione di persone in grado di comprendere il mondo e come relazionarsi correttamente con esso. L’obiettivo principale sarà cambiare l’atteggiamento umano, la considerazione, la consapevolezza e la preoccupazione per tutti gli elementi della natura.

Non serve rinunciare a tutto sin dall’inizio, ma valutare prima di decidere: per chi una cosa è utile?

È utile per una causa sola a discapito di altre che ne soffriranno? Se la risposta è in questa direzione, non sarà permesso; se invece incrementa la connessione tra le persone sarà molto utile.

Prendiamo come esempio i voli per l’estero: “quale vantaggio si trae nel portare in cielo centinaia di migliaia di aerei? Questo aiuta forse il mondo? Quale beneficio se ne ricava e a chi è destinato?” Se il volo è finalizzato al riempimento di un vuoto dovuto a insoddisfazioni, se è una corsa da un angolo all’altro della terra, invece di fermarsi a riflettere, allora va considerato come negativo e inadatto.  Lo stesso vale per la cultura, i caffè e i ristoranti.

Tutto va valutato secondo il seguente principio: se nelle sue occupazioni l’uomo non distrugge la natura, se queste attività lo aiutano a comunicare in maniera giusta con gli altri, allora è una cosa buona altrimenti non lo è. Per distinguere chiaramente le differenze tra dannoso e benefico, dobbiamo avere familiarità con il piano generale della natura, comprenderne le caratteristiche

Dobbiamo iniziare a sviluppare attitudini per sentire interiormente se le nostre azioni sono giuste o sbagliate, se stanno collaborando o facendo del male. Perché se le azioni o i pensieri non contribuiscono allo spirito di connessione allora essi sono negativi sia per noi che per il mondo.