Narvik era un bimbo mite e di buon cuore con un grande sogno: studiare. Era nato in una famiglia povera, per questo i suoi genitori, per offrirgli un futuro migliore, avevano messo da parte tutto quello che avevano potuto sin dal giorno in cui lui era nato. Raggiunta l’etá per andare a scuola gli diedero tutti i loro risparmi cosicché potesse avverare il suo sogno. 
La scuola era molto lontana. Si alzò quindi di buonora. Finito di prepararsi ed ascoltate le ultime raccomandazioni della mamma, abbracciò i suoi genitori e si avviò mentre le lacrime gli scendevano come un torrente in piena, per tutto l’anno scolastico non li avrebbe rivisti. 

Mentre camminava fantasticando sulla scuola un lupo saltò fuori dai cespugli, sbarrandogli la strada. Rimase impietrito davanti alla bestia che ringhiava minacciosa mostrando i denti. Narvik tiró allora fuori dalla borsa il formaggio che aveva con sé e glielo lanció. Il lupo guardó il formaggio con un po´ di diffidenza ma smise di ringhiare. Narvik allora, incoraggiato dalla sua reazione, gli lanciò anche il pane. Il lupo iniziò a mangiare e non si interessò piú a lui.

Un cacciatore che aveva visto la scena imbracció velocemente il fucile e si preparó a sparare, ma mentre stava per farlo Narvik, gridó: “nooo! Non lo uccidere ha solo fame” e dando una spinta al cacciatore fece andare il colpo a vuoto. Il lupo spaventato dallo sparo si giró di scatto e sparí velocemente nel bosco.
Narvik riprese il cammino, un po’ preoccupato perché ora non aveva piú nulla da mangiare. Pensó che comunque avrebbe potuto comprare qualche cosa nel primo villaggio che avrebbe incontrato. Mentre cosí pensava, due brutti ceffi gli venirono incontro. Narvik si voltó per scappare ma ne trovó altri due che gli sbarrarono la fuga. Preso dal panico, col cuore in gola, cercó disperatamente di fuggire ma i quattro lo immobilizzarono e lo derubarono di tutto quello che aveva, comprese le scarpe. 

Si accasció sul bordo della strada, piangendo a lungo disperato, rivide gli occhi dolci della mamma pieni di lacrime e sentì l’abbraccio forte del papà nel momento del saluto; ora tutti i suoi sogni e le speranze dei genitori sembravano svanire. Non aveva piú né da mangiare né i soldi necessari per i libri. E peggio ancora, non poteva proseguire il cammino o tornare indietro cosí scalzo come era rimasto. 

Di lí a poco passó un uomo con un carretto pieno di scarpe, era un calzolaio che girava i paesi per vendere le sue scarpe. Vedendo il ragazzo piangere si fermó e gli chiese se avesse bisogno di aiuto. Narvik gli raccontó la sua storia. Il calzolaio mosso a compassione gli regaló un paio di scarpe, facendogli promettere che un giorno avrebbe restituito il debito a chi ne avesse avuto bisogno. 
Gli raccontó poi che anche suo figlio si stava preparando per andare a scuola con altri amici del suo villaggio. Gli disse quindi di andare a casa sua, sua moglie gli avrebbe dato da mangiare e poi avrebbe potuto proseguire il viaggio con suo figlio. Detto ció, spinse il carretto in avanti e con un cenno di saluto si congedó. 

Rifocillatosi a casa del calzolaio, Narvik conobbe suo figlio ed i suoi amici. Erano molto simpatici. Scoprì che nessuno di loro si poteva permettere di comprare tutti i libri per la scuola, quindi avevano fatto un patto: ognuno di loro avrebbe comprato un solo libro e lo avrebbe condiviso. I suoi nuovi amici si offrirono di condividerli anche con lui. Il cuore gli salí in gola dalla gioia, non solo aveva trovato dei nuovi amici ma ora aveva anche i libri per la scuola. Tuttavia uno dei ragazzi si oppose: “io non condivideró il mio libro con chi non ha nulla da darmi in cambio”. A nulla valsero i tentativi di fargli cambiare idea, il ragazzo era proprio ostinato, non gli avrebbe prestato il suo libro.

La sera i ragazzi fecero un fuoco e vi si sedettero intorno condividendo quello che avevano da mangiare. Mentre stavano allegramente chiacchierando un terribile ringhio raggeló il sangue di tutti. Un lupo feroce li stava guardando minaccioso. Nel buio videro brillare altri mille occhi. Narvik riconobbe il lupo e disse: “non vi preoccupate, questo lupo è amico mio”. Lo chiamó e gli sorrise, il lupo lo riconobbe e smise di ringhiare. Lo fissó per un po’ scodinzolando, poi si giró e scomparve nel buio portandosi via gli altri mille occhi.
I ragazzi tirarono un sospiro di sollievo: “vedi” disse uno: “senza Narvik ora tutti i nostri libri non ci servirebbero a nulla perché saremmo diventati la cena dei lupi”. Il ragazzo che si era opposto a condividere il suo libro si vergognó del suo egoismo. Si scusó con Narvik e gli offrí il suo libro. Anzi glielo regaló, sarebbe stato Narvik a prestarlo a lui.

La piccola compagnia di amici aveva ora una profonda sensazione di quanto fossero necessari gli uni agli altri

La mancanza di uno significava una mancanza per tutti o addirittura la morte. Strinsero cosí un patto ancora piú forte, si sarebbero sempre sostenuti, per tutta la vita. Ognuno avrebbe sostenuto i compagni in ogni momento di difficoltá e lo avrebbe aiutato nel suo cammino. Avevano capito che nel destino di uno c’era il destino di tutti.

Federico Miroballo

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