Sul piano scientifico, il concetto di connessione è stato affrontato da molti autori che, pur appartenendo a diversi campi di ricerca, hanno raggiunto risultati e teorie condivise.

Autori come Bateson, Watzlawick e Mead, per esempio, lo hanno utilizzato per teorizzare una nozione di mente inedita e innovativa, che oltrepassa il tradizionale dualismo cartesiano e non è collocabile in alcuna singola componente dell’organismo (scatola cranica, cervello, personalità, ecc.), ma in un’unità più ampia strettamente connessa all’ambiente (approccio ecologico-relazionale). 

Lo sviluppo corretto di quello che è il nostro “istinto sociale” diviene naturalmente possibile solo nella dimensione “gruppale” dell’esperienza.

Questa realtà si evidenzia nelle scoperte dei ricercatori di Parma (Italia) sui neuroni specchio (G. Rizzolatti, C. Sinigaglia), che hanno dimostrato come il nostro sistema nervoso sia organizzato per “aderire” a quello degli altri, evidenziando così la base fisiologica della natura sociale della nostra specie e la centralità dei processi empatici come precursori di ogni espressione dell’intelligenza e dello sviluppo individuale.