Ritorno alla normalità? È un’illusione. Le nuove disposizioni stanno entrando in vigore in maniera graduale, e tutti noi dovremmo fermarci a pensare: la realtà cambia e si rinnova sotto i nostri occhi. Il processo è più lungo del previsto e il piccolo virus ci accompagnerà per molti altri mesi.

Non faremo certo ritorno ai giorni antecedenti al coronavirus! Dimentichiamoci di tornare allo stesso tipo di rapporti, alla stessa industria, alla corsa che c’era, alla fretta del mattino, all’indice Dow Jones e alle nuove tendenze di moda. Il tentativo di ripristinare con forza i modelli del passato può portare a una quarantena più lunga, a un isolamento eccessivo, a problemi istituzionali, civili e sociali.

C’è una certa tendenza nel percepire la necessità di non tornare mai più al vecchio mondo ma la maggioranza sembra non coglierla, anzi, sente la nostalgia del passato. 

L’uomo è un animale sociale influenzato da chi lo circonda, ma la società che è stata costruita è diventata grossolana e materialista, egoista e priva di compassione. Abbiamo distrutto la pace interiore, perso la soddisfazione per i beni essenziali e infranto la fiducia reciproca. In primo luogo, le basi di una società felice non possono essere fondate sul capitalismo o sul marxismo, sui principi della società occidentale o orientale, nelle cui radici è presente sempre l’egoismo incancrenito, che finirà per causare grandi sofferenze alle persone che soggioga.

L’unico piano che può durare a lungo, per non dire per sempre, è il programma che ha funzionato nel mondo molto prima che arrivassimo noi: il piano della natura: qui non esiste coercizione. La natura non è d’accordo con la schiavitù, né del corpo né dello spirito. La natura è dinamica, è in un continuo processo di formazione e sviluppo.

L’umanità è la parte della natura destinata a subire lo sviluppo più grandioso.

Abbiamo sperimentato così tanti metodi e regimi falliti uno dopo l’altro. Sono tutti sorti per farci acquisire opinioni e discernimenti, e alla fine giungere alla nuova consapevolezza che solo l’amore per il prossimo può funzionare nel mondo, secondo l’esempio del donare fornito dalla natura stessa.

Il primo passo, fatto all’inizio dello scoppio del coronavirus, è stato di fermarsi, interrompere, ridurre le attività all’essenziale, cioè al cibo e alla salute. 

Il secondo passo è passare allo studio della nostra natura: “chi siamo? Da quale forza siamo guidati, e in virtù di quale potere la natura procede, evolve ed esiste?” Un ritorno a casa, nel grembo della natura, non come ospiti feroci, ma come parte attiva e produttiva.

E nel frattempo, tutto ciò che non fa l’intelletto lo fanno il tempo e l’esperienza. Se non ci affretteremo a superare i desideri egoistici per acquisire desideri più sociali, più elevati, saremo costretti ad attraversare altre fasi dolorose. 

Un’altra legge della natura è che non sprofondiamo verso il basso ma ci innalziamo solamente. La natura non riporta indietro nulla, quindi in ogni caso stiamo avanzando verso il perfezionamento della nostra evoluzione. La domanda è con quale ritmo ciò accadrà e quale grado di piacere otterremo da tale processo.