Giulio è un adolescente alla conquista perenne di qualcosa che non sa nemmeno lui, usa tutto, accartoccia e lascia in disparte.

 I suoi genitori non sono ricchi, ma possono permettersi piccoli lussi: ultimo cellulare, soldi per uscire e il motorino.

Giulio ha molti amici, sa affascinare le ragazze e come dice sua zia: “ha quell’aria da incantatore di serpenti”.

 I genitori sono, per lui, solo una fonte di soldi per i suoi capricci.

Spesso risponde male ed esce senza salutare, se è rimproverato volta le spalle e tanti saluti.

Una mattina l’amico del cuore non viene a scuola, un capannello di ragazzi che parlano sottovoce attira la sua attenzione. Rivelano che il papà del suo amico è morto improvvisamente, un infarto. Qualche ragazzo piange. La notizia lo coglie impreparato. 

Non aveva mai pensato che potesse succedere anche alla sua età. “Adesso come faranno il suo amico e i fratelli a mantenersi?” Si chiede.  Ripensa a suo padre che lavora tutti i giorni, anche turni doppi in ambulanza. Preoccupato scorre nei suoi ricordi ma non trova informazioni che rivelino malattie. Cerca di scacciare quei pensieri, forse un bel paio di occhiali da sole potrebbero aiutarlo.

Qualche giorno dopo, al solito muretto col solito gruppetto di amici, Giulio indossa uno stupendo paio di occhiali a specchio. 

Un suo amico gli chiede di provarli.

“Pazzeschi i tuoi occhiali” dice l’amico inforcandoli con molta attenzione: “ma quanto costano? Capirai, chissà quando sganciano i miei vecchi”.

Giulio lo guarda e vede riflesso nello specchio delle lenti una figura familiare, suo padre sotto braccio a sua madre che si mette una mano sulla schiena con una smorfia di dolore. “Che strano” pensa “non mi ero mai accorto che avesse dolore alla schiena”. 

Da quel giorno Giulio ha come attivato un altro senso e quando non è visto scruta i genitori.

Una sera torna a casa prima del solito. Senza farsi sentire si mette a letto e sente un pianto soffocato. “Chi sarà? Mamma o papà?” Pensa. 

Quel pensiero non lo abbandona. 

Un giorno, che è solo a casa, inizia a rovistare nel comodino del padre e scopre molte scatole di farmaci. Legge e cerca su Google quegli strani nomi: antidolorifici, antidepressivi e sonniferi. “Ma chi si prende tutta questa roba?” Riflette tra sé.

Qualcosa dentro di lui s’incrina, ha paura. “Accidenti la realtà non è come mi sembra” pensa

Si sente strano e anche un po’ stupido perché non si è accorto che suo padre soffre tanto senza far vedere niente. Immagina le sue giornate di lavoro mentre soccorre gli altri con il dolore fisico che non lo molla.

Si sente stupido e piccolo. Gli gira la testa, ha un senso di vomito. Con i suoi capricci l’ha costretto ad aggiungere turni in più per il giubbotto e il cellulare nuovo. 

Inizia a piangere e urla a voce alta: “Non volevo, io non volevo”.

La sera in cucina vede anche sua madre diversa. Qualche capello bianco e una riga scura sotto gli occhi come di chi non dorme bene da tempo. Stringe la madre da dietro le spalle, le schiocca un bacio e si offre di apparecchiaresotto gli occhi allibiti dei genitori. Da quel giorno Giulio si sente diverso, qualcosa sta cambiando in lui.

Non gli importa più di magliette nuove, occhiali e cellulari. 

Si fa strada dentro di lui una sensazione nuova. Si ritrova a riordinare le sue cose prima di uscire, a ringraziare per ogni attenzione che riceve. Ha una strana felicità dentro. Sente una forza di amore e riconoscenza verso i suoi genitori. Cerca un lavoro da fare dopo la scuola per permettere a suo padre di lavorare meno. “Solo così”, pensa tra sé e sé, “posso immaginare un futuro nuovo”.

Laura Deidda

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