"Improvvisamente abbiamo scoperto che è vero che il mondo è uno solo. Globalizzazione, solo una piccola parola, ma che ha finito per essere vera. Il mondo è ormai uno solo" (Francisco Ayala)

La storia dello sviluppo umano ci mostra come l’uomo abbia aumentato sempre più il suo desiderio di crescita a tutti i livelli della vita, fino a trovarsi in uno stato chiamato “globalizzazione“.

Un sistema di reti, interconnessioni e collegamenti che, grazie allo sviluppo della scienza e della tecnologia, ha permesso a noi di essere connessi in tempo reale e ai flussi di capitali, beni e servizi di muoversi a grande velocità.

Questa è una realtà che ci ricorda il perfetto microsistema del corpo umano, con la differenza che nella natura tutto funziona in armonia, mentre nel macro sistema della globalizzazione non abbiamo raggiunto questo equilibrio.

E così, siamo riusciti a costruire un “Villaggio Globale” (Marshall McLuhan, 1968), un mondo “interdipendente”, dove, i problemi degli altri sono ora anche nostri, e l’evento più semplice o banale diventa un fatto globale.

Un esempio di questa dipendenza reciproca si può vedere nei mercati finanziari, le cui fluttuazioni causano implicazioni globali che interessano tutte le parti del sistema.

E nell’attualità più immediata, si è resa ancora più evidente attraverso la velocità di diffusione globale della pandemia del Covid-19.

Quando una cellula del corpo smette di funzionare a beneficio dell’organismo, si genera una malattia che tutti conosciamo con il nome di cancro.

Allo stesso modo, sentiamo che il mondo di oggi, che funziona come un organismo, è gravemente malato.

Stiamo vivendo sempre più fortemente e in modo più complesso i problemi economici, ecologici, sanitari, sociali o politici che influenzano e colpiscono direttamente tutti, non permettendoci di vivere in armonia come un’unica famiglia globale.

Le ricerche del matematico e meteorologo Edward Lorenz, padre della “teoria del caos e dell’effetto farfalla”, lo hanno portato a spiegare che tutte le nostre azioni e decisioni sono collegate e le possibilità di interrelazione sono imprevedibili.

“Ciò che facciamo, diciamo o esprimiamo ha un impatto diretto su coloro che ci circondano. Dipendiamo l’uno dall’altro”.

“La teoria dei sei gradi di separazione”, proposta nel 1929 da uno scrittore ungherese di nome Frigyes Karinthy, ci dice che ogni abitante della Terra è collegato a tutti gli altri da una catena di sei persone. Solo un piccolo numero di collegamenti sarebbe necessario affinché l’insieme di individui che ogni persona potrebbe conoscere diventasse l’intera popolazione del pianeta.

E se tutte queste connessioni tra le persone fossero corrette, riuscite a immaginare come questo influenzerebbe il nostro ambiente?

Eduardo Punset ha detto che “le dimensioni della felicità individuale hanno a che fare in primo luogo con le relazioni personali”.

Gli scienziati lo stanno scoprendo e dimostrando:

se migliorassimo la qualità della connessione umana, cambierebbero automaticamente tutti i paradigmi economico, sociali, politici, ecologici.

Ma prima il sistema deve imparare a bilanciare le sue parti in modo che siano ben assemblate e collegate. Fino ad allora, continuerà ad essere sensibile, e ogni piccola esplosione destabilizzerà tutto.

Continua a scoprire…