Nel grande parco adiacente la sua villa, Marcello accarezzava il suo fedele retriever ripensando agli anni trascorsi. Era partito praticamente da zero nella bottega del padre, dove lavorava pellame, mettendo in piedi una piccola fabbrica di borse e accessori in pelle. Erano trascorsi più di quarant’anni, il boom con l’apertura verso nuovi mercati esteri e la collaborazione con importanti brand ne avevano decretato ascesa e consolidamento a livello mondiale. Non era più una fabbrica, ma un gruppo con ben sei stabilimenti in altrettanti paesi, che producevano sempre secondo i principi che suo padre gli aveva trasmesso: “valorizza e apprezza le competenze di chi lavora e mantieni sempre la qualità del prodotto”

Ciò che si stava prospettando, però, andava al di là della buona gestione, non aveva mai dovuto affrontare una simile situazione e la conseguente crisi che si prefigurava. La pandemia mondiale lo aveva obbligato a organizzarsi e a dirigere da casa. I problemi erano arrivati in sequenza: messa in sicurezza degli stabilimenti, chiusura di alcuni settori, bonifica delle aree produttive, blocco dei camion carichi di merce alle frontiere.

 “È un disastro”, pensò Marcello mentre in video conferenza con il gruppo manageriale decretava gravemente: “risollevarci dipenderà molto dalle scelte che faremo in questo momento di crisi. La nostra azienda non è solo un insieme di numeri, la nostra azienda sono persone, solo insieme potremo venirne fuori.”

Aveva utilizzato un metodo innovativo durante l’incontro con i dirigenti. Erano presenti anche i rappresentanti delle varie categorie di lavoratori. In sequenza esponevano soluzioni aggiungendo a tutti senza mai confutare o svalutare le proposte altrui. Il problema visto da più prospettive trovava inaspettatamente risoluzioni pratiche e positive.

Tra le decisioni prese, quella di integrare totalmente il salario dei dipendenti in cassa integrazione e incentivare con un bonus extra coloro che continuavano a lavorare a rischio della propria salute, mantenendo la filiera attiva. Le quote arrivavano dall’unanime delibera del gruppo dirigenziale di ridurre i propri compensi.

Ognuno aveva compreso come relazionarsi con gli altri attraverso un principio fondamentale di responsabilità reciproca, superando il tornaconto personale, per rafforzare ed equilibrare l’azienda.

Il picco dell’emergenza era passato. Pian piano si era tornati a un’apparente normalità, molte aziende nel mondo non avevano retto, chiudendo i battenti e lasciando a casa milioni di persone. Negli stabilimenti di Marcello ogni dipendente era rientrato al proprio posto e nessuno si era ammalato, questo in apparenza sembrava un paradosso. Tutti erano orgogliosi e felici di essere un ingranaggio attivo di quella immensa azienda che somigliava sempre più a una vera e propria famiglia unita.

Sandra Melle

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