Anche questa mattina ho spento la sveglia alle sei e trenta. Proprio non ci riesco a svegliarmi. Eppure devo andare con gli amici a Ostia. Le previsioni danno onda liscia di un metro buono, le tavole le ho caricate già in macchina ieri sera. Il cellulare squilla, Fabietto lo sa che sono pigro e si assicura che io sia giù dalla branda. Ebbene i suoi trentacinque anni rispetto ai miei quarantasette si fanno sentire tutti. Ma il surf è una religione e non ha età.

Mettici pure che febbraio è un mese che il sabato mattina il letto diventa una specie di calamita.

Finalmente sono in auto, il traffico è scorrevole e l’alba sta facendo capolino all’orizzonte. Mi fermo al solito autogrill sul grande raccordo anulare. “Un caffè per favore” la barista molto gentile ed educata mi risponde: “Oggi regaliamo spremute a chiunque per aumentare il tasso di vitamina C nel corpo, ne vuole una?”

Prima di entrare in acqua a febbraio una spremuta ci sta tutta. Quanto è diventato sereno e bello il mondo da quando il corona virus è sparito. Tutti hanno capito che, se ognuno si prende cura dell’altro, tutto funziona meglio. Oggi si lavora non più di quattro ore al giorno, tutto è proporzionato a misura di uomo e ognuno si occupa del prossimo in maniera tale che nessuno si preoccupa di se stesso.

Ecco ci risiamo, di nuovo non ho sentito la sveglia. Ho una bellissima sensazione, squilla il telefono, è Fabietto il mio collega di reparto. “Dove cazzo sei, devi darmi il cambio, stanotte ne sono morti cinque e sette devono entrare in terapia intensiva”. Cazzo devo sbrigarmi. “Arrivo amico mio perdonami, ieri quindici ore di turno”.

Arrivo in ospedale alla velocità della luce, per strada sono tutti nervosi, la benzina è arrivata alle stelle, le mascherine costano un patrimonio, le persone sono divise tra chi vuole salvarsi e chi vuole fare più profitto da questa situazione.

Noi infermieri insieme ai medici e a tutto il personale ormai siamo i Caronte di questo vecchio mondo verso il nuovo. Anche se noi siamo nel mondo di mezzo sappiamo bene quanto democratico è questo virus. Per lui esiste solo un corpo da attaccare e distruggere.

Arrivo trafelato al cambio turno, Fabietto è lì che mi aspetta incazzato, ma non troppo.

Come ogni giorno, da quando c’è la Pandemia, al cambio turno guardiamo le previsioni del mare e lui mi fa: “secondo me, con questo virus in giro, non avrò più bisogno di svegliarti per entrare in acqua all’orario prestabilito”.

Nicola Campanale

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